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2006/10/18

Autore: caprettetibetane (12:30 am)
Una verdura orientale: il pac choi Sembra simile alle coste, ma è una varietà di cavolo. Come i cavoli nostrani vuole temperature fresche, in estate va' subito a seme. L'ho seminato ai primi di agosto e a metà settembre ho trapiantato le piantine nell'orto, assieme ad altri cavoli e le coste; dopo un mese ho potuto assaggiarlo per la prima volta, sia crudo in insalata che lesso e saltato in padella. Il gusto è molto buono, originale, crudo somiglia alla verza, mentre saltato in padella ha un suo gusto particolare. Un motivo per coltivare il pac choi è la rapidità di crescita, può essere consumato già dopo due mesi e mezzo dalla semina; poi anche un po' di originalità in cucina non guasta... Al momento non mi sembra attaccato dalla cavolaia, mentre è certamente molto gradito a cavallette e lumache, però in genere il problema è limitato alle prime foglie esterne. Una curiosità: cercando in rete notizie e magari ricette su questa verdura, ho trovato che un ristorante altoatesino ha tra i vari piatti l'insalata di fragole e pac choi. piante di pac choi in cucina...
2006/09/06

Autore: caprettetibetane (12:38 am)
Il kiwano (cucumis metuliferus) Avevo letto in un blog che solo la femmina di un astice poteva innamorarsi di un frutto simile e la cosa mi ha così incuriosito che ho cercato i semi e poi coltivato questa pianta. La germinazione dei semi non è stata difficile, ho coltivato le piantine in vasetto in serra fredda poi trapiantate a fine aprile assieme ai meloni. A differenza delle altre cucurbitacee a cui siamo abituati, il kiwano per oltre due mesi fa' solo tralci e foglie, si arrampica su tutto quello che trova, ma sino ad agosto nessun fiore, né maschile né femminile. Poi ad agosto i primi fiorellini maschili ed infine qualche fiore femminile, molto simili a quelli dei cetriolini. Le piante coltivate in pieno sole non hanno vegetato bene, nonostante le copiose irrigazioni, forse anche per il vento marino; quella piantata invece a ridosso della serra, protetta dal sole diretto, è cresciuta arrampicandosi sulle strutture e sul pergolato di vite, con tralci di 3 – 4 metri in tutte le direzioni. Dai fiori fecondati il frutto si sviluppa abbastanza rapidamente, ed ho così potuto constatare che effettivamente ha qualcosa di preistorico... A maturazione il kiwano somiglia molto ad un fico d'india, può essere conservato a lungo grazie alla robusta pelle esterna. Il succo interno, verdastro e pieno di semi, ha poco zucchero ma molte vitamine, un solo frutto fornisce 0.6 gr di vitamina C, metà della dose quotidiana consigliata. Il gusto dovrebbe essere un misto tra la banana poco matura e il kiwi, gusteremo... fiore maschile fiore femminile frutto immaturo frutti
2006/08/19

Autore: Miche (10:24 pm)
Che cosa direste se, camminando per i prati, vi capitasse di trovare qualcosa del genere? Ritrovarla selvatica dalle nostre parti è estremamente difficile, dato che arriva dritta dall'America settentrionale. Il suo nome è Chenopodium capitatum. Considerando che nella sua famiglia sono comprese decine di specie, tra cui due spinaci selvatici italiani (C.album e C.bonus-enricus), questa pianta non dovrebbe avere nulla di speciale a un paio di occhi profani. In effetti è così fino a quando non compaiono i frutticini della dimensione di una fragolina di bosco. Visti da vicino però assomigliano un po'a minuscoli lamponi. A vederlo così, sul cucchiaino, sembra una dolcissima prelibatezza. In realtà il suo gusto è astringente ma indefinibile, ma comunque molto delicato. Qualcuno dice rassomigli a un misto tra rapa e melone! E' ovvio che non va bene come dessert e neppure per fare marmellate, anche perchè ci vorrebbe un campo di spinaci fragola per farne un vasetto. Piuttosto la consiglierei nelle insalate oppure fatta come gli spinaci, soprattutto nei malfatti. Essendo un ortaggio praticamente sconosciuto, ci sono ancora buone possibilità di scoprire nuove ricette invitanti. Quest'anno ho deciso di coltivarlo più per curiosita che per altro. L'azienda canadese Solana Seeds ne "svende" moltissimi semi a pochissimo prezzo, tanto che ne ho regalato molti ad amici e forumisti. Pure le piantine erano troppe per le mie esigenze, per cui le ho trapiantate nel prato, dove hanno fruttificato abbondantemente. Purtroppo però è cresciuta l'erba intorno e le ho perse di vista. Spero che si riseminino spontaneamente e ricrescano l'anno venturo. Gli esemplari migliori li ho messi in un mucchietto di terra molto fertile nei pressi dell'orto, e sono cresciuti splendidamente. Le foto che ho inviato sono proprio loro! Consiglio a tutti di provarla: oltre a essere particolarmente fotogenica, questa specie è ottima per dare un tocco di colore a prati e giardini. E poi si mangia!
2006/08/09

Autore: caprettetibetane (11:50 pm)
L'okra (hibiscus esculentus) è una verdura dei paesi caldi che inizia ad essere conosciuta anche qui da noi, per ora nei negozi etnici o presso le ditte che approvigionano le navi, in scatola o sugelata. Credo che qualche coltivazione a carattere commerciale si sia iniziata in Sicilia, comunque è coltivabile in tutta Italia, limitatamente ai mesi estivi. Infatti ha bisogno di caldo, si può precoltivare in vasetti in serra ma sinchè non è in piena terra e con temperature superiori ai 20° cresce stentata. Poi però cresce a vista d'occhio, con fusto simile ai girasoli. Le foglie sono ampie, più o meno palmate secondo la varietà, con dei peli urticanti come le zucche. La varietà Clemson è poco spinosa, con foglie molto palmate sin dalla base e molto produttiva; le varietà greca e albanese sono simili, a crescita molto vigorosa e con foglie dapprima quasi tonde, poi più palmate nella crescita, però iniziano a produrre quando sono già oltre il metro. La quarta varietà, della Sierra Leone è simile a queste ultime due, ma con gambo e steli delle foglie marrone. Anche la produttività è simile a quelle greca e albanese. In tutte le varietà il fiore è simile, bianco crema con centro viola scuro e pistillo sporgente, si apre al mattino ma già al pomeriggio appassisce e cade, scoprendo il frutticino che in pochi giorni è da raccogliere. Questa rapida fioritura è molto comoda per chi desidera avere semi senza incroci con altre varietà vicine, basta un sacchettino di tulle sul fiore chiuso da togliere il giorno dopo. Data l'ampia diffusione geografica dell'okra sono anche molti i nomi con cui è conosciuta nei vari continenti: gombo, bamja, lady fingers, canja in Senegal. In genere si cucina mista ad altre verdure con riso e pollo, io per ora ho provato a metterla sott'aceto come i cetriolini o i capperi e la trovo molto gustosa; una mia corrispondente argentina la cucina con pomodoro e coriandolo, con il cous cous. A fine stagione giudicherò quale varietà sia più produttiva, in ogni caso conserverò semi di ogni qualità per proseguire le prove la prossima stagione, certo con maggior esperienza, quest'anno era proprio un salto nel buio... piante albanesi fiore frutto di un giorno frutti adulti per semenza
2006/07/22

Autore: caprettetibetane (9:59 pm)
L'uva giapponese (Rubus phoenicolasius) Perchè si chiami così è un mistero, si tratta di una pianta della stessa famiglia delle more, con frutti piccoli color rubino, dai tralci molto spinosi che però sono un'efficace difesa da insetti come gli afidi (i comuni pidocchi delle piante). La raccolta non è difficile perchè si staccano facilmente lasciando il picciolo sul rametto a frutto. Il gusto è buono, asprigno e aromatico, ottimo su torte gelato di frutta, anche perchè molto decorativi. Anche fare nuove piantine non è difficile, per capogatto, cioè interrando la punta dei rami dell'anno che breve tempo sviluppa radici da cui alla primavera successiva partiranno i nuovi tralci. Credo che la poca diffusione a livello commerciale sia dovuta principalmente al costo della raccolta, è invece ottima per l'amatore anche per la maturazione scalare dei frutti. Il tayberry è altresi spinoso, i frutti sono più grossi, ma i fiori più appariscenti attirano dei piccoli coleotteri che ne rosicano i frutti ancora verdi; l'uva giapponese non viene danneggiata, sia per la fioritura e maturazione più tardiva che per i fiori poco o nulla appariscenti e spinosissimi. E' una pianta ottima per siepi divisorie, è anche abbastanza resistente alla siccità, cosa non male di questi tempi. A fine raccolta dei frutti si eliminano i rami vecchi e si sistemano con ordine i nuovi tralci, che porteranno i frutti il prossimo anno. In genere matura a fine giugno, dopo i lamponi e assieme alle more selvatiche. i frutti del rubus p. giovane piantina a dimora
2006/07/15

Autore: Miche (12:01 am)
Il nome di questa pianta sembra tratto da un libro di favole antiche. Le leggende intriganti sulle sue qualità medicamentose (farebbe abbassare il tasso di colesterolo!)la elevano a pianta dispensatrice di miracoli. In più, come se non bastasse, le sue foglie palmate e i piccoli fiori bianchi sono molto ornamentali e producono frutti in buona quantità presso chi la coltiva nella sua terra natale, il Sudamerica, dove è nota come Achocha o Korila. Praticamente introvabile in Europa, questa pianta è menzionata in lingua italiana solo come remoto vegetale esotico che arriva in Italia sotto forma di pillole e polverine ad uso erboristico. Eppure nel Nuovo Mondo è un vegetale assai popolare ed apprezzato. Deciso a continuare quel processo di scambio tra le due sponde dell'oceano iniziato nel XV secolo, quest'inverno ordinai da una fornitissima ditta canadese un pacchetto di semi del vegetale ignoto. Per timore di non ottenere frutti, li ho persino seminati in anticipo, tanto che a marzo avevo già piantine ben formate che davano buone speranze. Tutti e cinque i semi che avevo trovato nella bustina erano germinati grazie al tepore della stufa a legna: un buon inizio davvero! Per un paio di mesi, fino alla seconda metà di aprile, le piantine dall'aspetto vagamente esotico sono cresciute sotto una finestra del solaio. Nei momenti di sole usavo fare prendere loro un po' di aria e di sole mettendole sul balcone. Ebbene, un colpo di vento mi ha danneggiato le migliori, che purtroppo in seguito sono morte. Ne era rimasta una sola, la più rachitica che pensavo addirittura di dover scartare! Ebbene, il giorno di Pasqua l'ho messa in piena terra. Un mese dopo aveva già fatto qualche fiore. I viticci erano in pieno rigoglio. Speravo davvero in un raccolto abbondante. Purtroppo nell'orticoltura non bisogna mai sedersi sugli allori perchè i guai sono sempre in agguato. Infatti, per tutto il mese di giugno, quella splendida rampicante ha iniziato a rallentare la crescita fin quando l'apice delle diramazioni ha iniziato a marcire. A inizio luglio sono marcite pure le radici. Preso da non poco furore, l'ho estirpata e fatta a pezzi per utilizzarla come copertura insieme al fieno per l'orto sinergico. La morte precoce della cyclanthera pedata però mi ha permesso lo stesso di gustare un frutticino, comparso già in maggio, che però stantava a crescere. L'ho aperto e... era già pieno di semi, però bianchi e dunque inutilizzabili per la semina. L'aspetto a "scarpetta d'Aladino" però non celava un gusto altrettanto fiabesco, ma assai simile a quello del cetriolo, con la sola aggiunta di una certa "legnosità" e della...pochezza di un frutticino grande come un pollice, pergiunta cresciuto troppo. Il mio progetto di introdurre un nuovo tipo di coltivazione americana in Italia, sulla falsariga di Federico di Prussia con le patate alla fine del XVIII secolo, è fallito. Non è detto che però qualcuno non ci riprovi, ottenendo risultati migliori. Se proverete a seminarla e, ottenendo una buona quantità di frutti, li troverete gradevoli al palato...ditemi dove ho sbagliato!
2006/03/20

Autore: caprettetibetane (7:03 pm)
L'alchechenge (Physalis peruviana) Un' altro frutto strano, di quei frutti che magari abbiamo assaggiato, ma di cui non conoscevamo il nome o la pianta. L'alchechenge è una pianta erbacea, coltivata stagionalmente come il pomodoro nei climi freddi, perenne invece nei climi temperati o caldi. Parente stretto di una pianta europea che si usa essiccata come ornamentale, proviene come quasi tutte le solanacee (pomodoro, patata, peperone )dal sud america, erano coltivati dagli inca. Non per niente si è scritto che il valore di tutto l'oro predato dagli spagnoli agli inca non è neanche una minima parte dei “tesori vegetali” che ci hanno tramandato questi straordinari coltivatori andini. Il frutto dell'alchechenge è simile ad un piccolo pomodoro di colore giallo-arancio racchiuso in una specie di lanternino che a maturazione secca. L'uso classico dell'alchechenge è quello di tuffare il frutto nel cioccolato ed usare queste palline come guarnizione di torte o cioccolatini. Usato soprattutto in Austria, patria di golosi, ora è facile trovarlo anche nella pasticceria di ristoranti alla moda. Ma può essere consumato anche in macedonia, misto ad altri frutti, gustoso e originale.. E' di facile coltivazione e cresce abbastanza velocemente, conviene sorreggerlo con delle canne come il pomodoro, ma a differenza di questo non ha bisogno di trattamenti chimici, basta un angolino soleggiato anche in giardino, perchè è anche una pianta abbastanza decorativa, belle foglie a cuore, fiorellini giallo neri ed i curiosi frutti. Mi è stato detto che mancava la foto del frutto, eccolo qua, le dimensioni del frutto sono oltre 2 cm.
2006/03/15

Autore: Miche (7:44 pm)
Lo sapevate che esiste uno spinacio da cui si ricava la farina? Bene, nemmeno io fino allo scorso maggio, quando mi sono imbattuto, navigando in Internet, nella quinoa. Si tratta in tutto e per tutto di una sorta di bietolone selvatico: alta circa un metro e mezzo, le sue foglie assomigliano molto a quelle del Chenopodium album, ossia il farinaccio, pianta che si trova spontanea in tutta Italia. D'altra parte lo spinacio-cereale di cui stiamo parlando è suo stretto parente: infatti il suo nome scientifico è Chenopodium quinoa. Le somiglianze con gli altri membri della famiglia finiscono qui. Infatti un pennacchio appariscente, formato da piccolissimi fiori di colore variabile, svetta dalla pianta nel periodo della fioritura. Proprio da questo, quando i colori appariscenti scemano verso la fine del ciclo annuale della pianta, vengono estratti i piccoli semi arrotondati dalle proprietà incredibili. In quei piccoli grani sono contenute moltissime proteine complete, amido, zuccheri, oli, fibre, minerali e vitamine. Tutte queste sostanze, unite al fatto che tutti i prodotti derivati sono di facile digestione, fanno della quinoa un cibo eccezionale. Anche i celiachi possono gustarla, in quanto, non essendo un vero cereale, non contiene glutine. Come se non bastasse, la sua parentela con gli spinaci selvatici d'Europa non si smentisce: è possibile gustare anche le foglie crude in insalata oppure cotte. Non ci si deve dunque stupire, arrivati a questo punto, che questa pianta sia stata la coltura più importante per migliaia di generazione di agricoltori andini. Come per i popoli del Mediterraneo il frumento è la base della propria dieta, nell'Impero degli Inca fu la quinoa a ricoprire il ruolo. Nonostante oggi questo pseudocereale stia ricoprendo un ruolo sempre più importante nell'economia agraria di Perù, Cile e Bolivia, in un passato non molto lontano i conquistatori spagnoli imposero che la coltivazione della quinoa fosse vietata in quanto legata ai culti pagani e alle superstizioni, a quelle latitudini ancora fortemente presenti, soppiantandola con colture di cereali europei, che ovviamente non avevano la stessa resa, tenuto conto anche della notevole altitudine e del clima, molto diverso da quello temperato. Questo divario fu il motivo anche dell'insuccesso della quinoa in Europa: colture sperimentali si susseguirono in Francia, Germania e Gran Bretagna per tutto il XVIII secolo, ma con scarso successo. La pianta, alle nostre latitudini, sembra sia poco produttiva. Ciò nonostante un famoso sito canadese di vendita di semi offre da tempo una varietà dal nome suggestivo "arc en ciel". Data la mia curiosità biodiversa, non ho potuto resistere, e l'anno scorso ho ordinato un pacchetto per provare. Non è cresciuto niente per cause di forza maggiore, ma qualche seme mi è avanzato. Quest'anno proverò a riseminarle come si deve per gustare, se non la farina degli Imperatori Inca, almeno le foglie insieme ai pizzoccheri.
2006/03/04

Autore: caprettetibetane (11:15 pm)
Un frutto sudamericano, il guava Sono due gli arbusti della famiglia delle mirtacee di origine semitropicale che si possono coltivare nel nostro paese, la fejioa e il guava; sono abbastanza simili, ma mentre la fejioa è anche apprezzata per i fiori, il guava lo è per la produttività, mentre i fiori sono molto meno vistosi I frutti del guava sono tondi, dalla buccia molto sottile, con semi numerosi ma non fastidiosi perchè immersi nella polpa gelatinosa; il gusto è piacevole, con un misto di pera e banana. Non si conservano molto, vanno consumati appena diventano gialli, forse per questo non li ho mai visti nei negozi. Ne esistono di molte varietà, ma il più diffuso è quello a frutti gialli (psidium guajava), quelli a frutti rossi (p. cattleianum) hanno dimensioni inferiori. Come la feijoa, l'avocado o il babaco possono vegetare solo in climi miti, dove raramente si scende sotto zero, cioè nella zona degli agrumi. il frutto in sezione il guava varietà gialla Secondo quanto riportato su www.agraria.org la propagazione può essere fatta per seme, oltre che per via vegetativa, appena il clima lo permetterà proverò a seminare i semi che ho conservato dagli ultimi frutti.