1/3/2013 0:33:55 - Ass. Civiltà Contadina - 4° scambio di semi e fermenti a Ferrara - 9 marzo 2013 - - 25/2/2013 22:17:54 - Ass. Civiltà Contadina - Messaggio da Teodoro Margarita - Nuovo presidente di Civiltà Contadina - 7/2/2013 18:52:01 - Eventi - Corso di progettazione in permacultura - 4/2/2013 11:36:13 - Ass. Civiltà Contadina - In edicola il manuale per salvare i semi - 26/1/2013 19:20:00 - Ass. Civiltà Contadina - Semi della Terra, Semi dell'Anima -
Blogsfera dei custodi di semi - Posts più recenti
 Feed blogs

Tematiche
Menu : 



Posts più recenti
2007/07/10

Autore: Alberto Olivucci (11:00 pm)
La settimana scorsa ho preso un bel trenino e sono andato a Roma, non per vedere le bellezze del luogo, peccato un po' di turismo non mi sarebbe proprio dispiaciuto, ma per chiudermi dalle 10.30 alle 15 in una saletta del seminterrato, fresco anche senza l'aria condizionata i nostri amici WWF sono davvero ecologisti, per incontrare un gruppetto di persone interessate alla cosiddetta multifunzionalità nelle aziende agricole. Questo termine nuovo alla fine non significa altro che fare quello che si è sempre fatto in passato in fattoria: di tutto. Le piccole e grandi aziende agricole sembrano non più reggersi in piedi da sole e l'era dei finanziamenti pubblici all'agricoltura sta per finire. Davanti a questo quadro che appare sconfortante l'idea e di permettere agli agricoltori di diventare anche qualcos'altro: dall'agriturismo alla trasformazione, alla fattoria didattica. Eppure i contadini di un tempo di cose ne sapevano fare di più: i cesti, i muri a secco, gli attrezzi da lavoro, filare e tessere, ...
Oggi la multifunzionalità. Io naturalmente ero li come persona di idee e di biodiversità, conscio che ancora una volta questa nuova strategia è intesa a mettere una pezza per le grandi aziende agrarie. Le piccole è già molto se hanno il tempo di provare a farcela nelle normali attività agricole.

La biodiversità invece può premiare le piccole aziende. Le grandi sono per loro natura costrette alla monocoltura, dove possono meccanizzare. Invece nella biodiversità le piccole possono trovare una possibilità di reddito nelle nicchie di mercato.

Ma il WWF era interessato non tanto a promuovere la biodiversità coltivata quanto invece quella selvatica, ovvero a vedere l'ìagricoltore custode dell'ambiente che crea un oasi nella propria azienda. Io mi sono prenotato tanto già qui dove sono mi sembra più uno zoo che un'azienda agricola, con la fauna ormai totalmente fuori controllo e famelica dei prodotti dei campi.

Solo che non dovrebbe essere così: l'agricoltore non dovrebbe essere coltivatore di cibi? Forse no, dato che la nostra società ha sempre più bisogno di altro, come un ambiente più sano e la protezione della biodiversità, sia essa selvatica o coltivata.

Io c'ero, in rappresentanza dell'associazione che ora fa parte di questo gruppo di lavoro.
2007/06/27

Autore: Alberto Olivucci (5:27 pm)
Perché le vecchie varietà di grano si estinguono? Ne abbiamo parlato tante volte ma ora lo posso fare con il grano nel sacco. Il Frassineto che ho seminato nel mio campo è maturato e alla prima trebbia disponibile che ho potuto trovare ho battuto. Che dire, uno dei raccolti più scarsi della mia storia di contadino, nello stesso campo con il grano Abbondanza, che è certamente un altrettanto antico grano con un po' di genetica del Frassineto stesso dentro, avevo fatto 20 quintali ca. Oggi ho raccolto si e no 3 quintali. Ma allora i grani antichi non producono? Si, produrrebbero se i cinghiali non distruggessero e le trombe d'aria non mietessero prima che arrivi la falce. Ecco com'era il mio campo Non tutto era così ma almeno due terzi. Il resto del grano in piedi aveva perso parte della spiga a causa del vento forte. Una specie di tromba d'aria ci ha colpiti qui nella zona e ai miei vicini ha procurato danni alle abitazioni. Ora il vento è tranquillo ma durante le ultime due notti i cinghiali, coperti dal fracasso della tempesta di vento, hanno scorazzato per il campo di grano riducendolo a un campo di battaglia. Per la quantità di grano che ho raccolto non valeva la pena nemmeno chiamare la trebbiatrice, però era Frassineto, un grano da salvaguardare, e allora ho voluto spendere lo stesso. Ma ora credo che facendo i conti dovrò ammettere che era meglio farmi furbo come altri, aspettare un'altra notte perché i cinghiali finissero la loro mietitura e poi chiedere i danni alla regione, la quale mi avrebbe pagato fra un paio di anni circa la metà del valore del campo ma almeno qualcosa mi tornava in cassa. Ora invece avrò qualche sacchetto di grano antico nel magazzino e un buco nel portafoglio. Si ringrazia chi lascia indisturbati questi maiali selvatici di fare danni onerosi a chi abita le campagne e alla biodiversità da proteggere. Con questo non mi voglio lamentare di nulla. La vita di campagna è difficile, lo si sa, non meno di quella di città, altre difficoltà certamente. Una cosa che non riesco a sopportare è che i raccolti non vadano a buon fine. Un campo di grano è un qualcosa di evocativo, nonostante il rischio anche quest'anno non sono riuscito a rinunciare alla poesia di vederlo crescere e svettare in direzione del cielo, maturare e diventare biondo come i capelli della Terra. Se potevo lo avrei difeso con tutti i mezzi, ma i maiali selvatici non si possono cacciare perché la legge mi punirebbe con sanzioni forti e nemmeno spaventare perché non hanno nessuna paura dell'uomo, i recinti li buttano giù ... e poi chi può fermare il vento? E quindi prendo ciò che viene, senza lamentarmi, gioendo che, anche se solo per un sacco di grano antico, ho fatto qualcosa di utile. Spero che agli altri 4 soci a cui ho distribuito lo stesso Frassineto da seminare sia andata meglio.
2007/06/27

Autore: Miche (2:20 pm)
Lo scorso inverno sono riuscito a fare arare l'unico pezzo del mio terreno in cui poteva passare un mezzo meccanico. Si tratta di un ex prato di circa 600 mq, a circa cinquanta metri da casa mia, misurati tutti in salita. Inizialmente volevo adibirlo a campo di cereali, ma poi ho scoperto il rivoluzionario metodo Fukuoka e allora ho deciso di utilizzare lo spazio arato per colture miste bisognose di luce e di calore. Come al solito, però, ho fatto le cose a metà e a novembre ho seminato un po' del meraviglioso frumento Frassineto che Alberto in persona mi donò durante un soggiorno a Ca' del Santo. Per tutto il periodo natalizio, fino almeno a febbraio inoltrato, quel fazzoletto di terra di color verde smeraldo è stato il mio orgoglio, e lo mostravo a tutti da lontano dicendo: <<Guarda che differenza di colore con gli altri prati!>>. Qualcuno inizierà a chiedersi: come da lontano? La risposta è abbastanza eloquente in queste immagini scattate una quindicina di giorni fa, quando il frumento non era ancora maturo: Basta trovarsi in un posto favorito dei paesi che si vedono da lassù e puntare al campo con un dito... Qui, nonostante il rumore del traffico e delle segherie, è bellissimo anche lavorare, soprattutto nelle ore del tardo pomeriggio, quando il sole si accomoda sui monti e lascia spazio alla sera (da notare l'alone "mistico", quasi dei fantasmi che volteggiano sul grano, nell'ultima foto, che rappresenta l'ovest). Un appuntamento a cui manco raramente. Il nord non l'ho fotografato. Perché? Semplicemente c'è una siepe che mi copre dai venti freddi che scendono dall'Alta Valle Seriana e mi separa da un parco giochi. Tra quelle foglie, tra l'altro, si annidano fringuelli beffardi che mi hanno mangiato metà raccolto di frumento. Ecco la visuale totale del campo. Nella parte ad ovest c'è il mucchio di un letame regalato da un vicino contadino, ormai coperto di luffa, anguria luna e stelle, lagenaria e zucca Atlantic Giant, cioè quella gigante. Quest'anno voglio ottenere frutti abbastanza grossi da poterci entrare con tutto il corpo. Nel frattempo continuo a curare l'ambiente e ad impollinare zucche. Separate da file di mais, ho seminato anche altre varietà: la zucca Trumba e la Rugnusa, tipiche della Bergamasca, essenzialmente da riproduzione, oltre che la Marina di Chioggia e la Tonda Padana, meritevoli da un punto di vista gastronomico. Ho provato anche a seminare il sorgo, ma senza risultati. In compenso ne ho un po' di più per l'ocra albanese donatami da Emanuele da Cortona, che cresce a vista d'occhio, e da qualche pianta di pomodoro e melanzana bianca. Ad est ci sono i meloni, consociati a rapanelli, alchechengi commestibili, spinaci selvatici, ramolacci e qualche pianta di pomodoro Long Keeper, una varietà che si conserva in inverno. Appartenenti al passato sono ormai le bellissime piante di aglio gentilmente donato da Angelopassalacqua, cresciuto miracolosamente nonostante un assedio da parte della falsa artemisia. Idem per le fave invernine inviate da Danila, ormai raccolte e conservate come semenza per l'anno venturo. Restano almeno 300 metri quadri che non ho citato, che sono ancora la mia croce. Infatti in inverno ho seminato l'avena del consorzio per tenere a bada le erbe infestanti invernali. La volevo sfalciare nel periodo della fioritura per ottenere oltre che paglia anche una aratura naturale del suolo con apporto di sostanza organica mediante la decomposizione delle radici. In parte ha funzionato, ma nel giro di qualche mese è ricresciuta. Si trattava probabilmente delle piante che non erano ancora fiorite, e sono ancora molte. Adesso sto impazzendo per tenerle a bada prima di seminare la prossima coltura: i fagioli. Ne consumiamo molti in famiglia, ai miei amici piacciono parecchio cotti alla "bud spancer" con cipolla e polpa di pomodoro, in più arieggiano e fertilizzano il terreno, quindi perchè non approfittarne per fare qualche chiletto di semi? Adesso sto finendo di raccogliere la sessantina di verghe che mi mancano per ottenere tutti i tutori di cui ho bisogno. La superficie si è ulteriormente estesa dopo la mietitura del frumento, che ora è nel capanno ad asciugare e ad aspettare di essere trebbiato. Nel frattempo a darmi una mano con topi e uccelli scroccatori ci sarebbero loro. Sfruttare la ferinità del gatto contro gli animali parassiti è un vecchio metodo che utilizzavano già gli antichi Egizi per i loro depositi di frumento. L'unico problema è che preferiscono cibarsi da mia nonna che li rimpinza di crocchette, ritagli di cotoletta, polpettine e altre prelibatezze. Ogni tanto però mi portano davanti a casa piume e carcasse di uccello come per dire: piccole tigri eravano in riva al Nilo, e lo siamo tuttora anche se tu non sei Ramsete II.
2007/06/21

Autore: Alberto Olivucci (10:08 pm)
Due appuntamenti hanno costellato questo fine settimana: un incontro presso il Meetup, gruppo di sostenitori, di Beppe Grillo, e una lunga visita con due dibattiti pubblici al VegFestival di Grugliasco sempre a pochi km da Torino. Il primo intervento Si è svolto in una grande sala di un istituto scolastico molto vicino alla Mole Antonelliana. Tanta gente continua a non conoscere il tema della biodiversità rurale e della sua scomparsa. Tanta gente che vive in città non sa nulla di cosa sta succedendo nelle campagne. Raccontarglielo gli apre un po' gli occhi e li apre al desiderio di fare qualcosa. La conferenza è stata trasmessa anche via streaming ed era possibile ascoltarla anche da casa. ottima cosa se non fosse che questa tecnologia è ancora poco usata e conosciuta in Italia. In quell'occasione ho potuto parlare di grano frassineto e regalarne a tutti i convenuti una spiga. La presenza non numerosissima, parziale ragione il venerdì sera che porta i Torinesi a lasciare la città. Domenica invece al VegFestival, un evento fisso che si svolge a Grugliasco (TO) ogni anno. È l'incontro di tanti vegetariani/vegani che insieme sentono di condividere le loro esperienze. Io sono stato vegetariano per molti anni e ancora oggi continuo nel mio privato a mangiare così. Ritengo che sia l'alimentazione migliore per il mio corpo e per la mia mente. Ma è soprattutto l'anima a stare meglio. Il cibo al festival era squisito e la gente molto interessata alle tematiche nostre di Civiltà Contadina. Ho infatti dovuto bissare il mio intervento inizialmente organizzato al mattino anche al pomeriggio. Triste per me capire che si tratta purtroppo di una nicchia in Italia. Ce ne si accorge quando nel viaggio di ritorno scendendo all'autogrill tutti i panini sono infarciti di carni di animali e l'alternativa è quasi impraticabile. La ristorazione in Italia discrimina i vegetariani, ritenendoli troppo pochi. Ma i numeri sono diversi. Inoltre mi sentirei di aggiungere che la Civiltà Contadina di un tempo era molto più vegetariana di quanto non lo si pensi. Il mangiare la carne era un eccezione per i giorni di festa, la carne era un cibo di lusso che in pochi potevano permettersi più spesso. Rifondare una nuova civiltà contadina significa sicuramente un maggiore rispetto per gli animali e le razze, che non possono essere visti come strumenti per la creazione di una industria della carne, ma funzionali all'ecosistema aziendale. Se così fosse non ci sarebbe stata la scomparsa di tante razze animali da fattoria. Ma a questo argomento arriveremo quando ci saremo portati avanti nel recupero delle sementi. Per ora mi limito a dire che essere vegetariani con orti biodiversi è molto divertente e gustoso. Ecco il perché di tanto interesse da parte del popolo vegetariano per ciò che stiamo facendo.
2007/05/08

Autore: Alberto Olivucci (9:20 am)
Sono ormai passati un po' di giorni dall'incontro di Torino e io che non ho mai tempo per tutto non ho ancora potuto descrivere le mie sensazioni di quel giorno. Intanto la soddisfazione di trovarmi in una località rurale, in questa stretta vallata ricca di acqua e vegetazione nonostante la severa siccità che finora ha colpito un po' tutta la zona. Poi la gentile accoglienza dei soci di Damanhur che ci hanno messo a disposizione spazi e tempo. Infine la gioia di stringere la mano finalmente a tante persone che prima erano nomi su elenchi o voci al telefono. Ora siamo qui, sembrava dire questo piccolo gruppo di persone appassionate. Cosa ci stiamo a fare? Cosa possiamo fare? Ma veramente siamo importanti? Spesso, troppo spesso, ho sentito contro di noi soci di civiltà contadina, appassionati di semi e piante antiche, parole di sufficienza, parole che esprimevano distanza. Troppo spesso ho sentito dire che noi che "siamo solo dei seed savers" e non contadini veri, ma ciò non riguarda tutti in associazione perché fra noi di agricoltori ce ne sono e non pochi, nemmeno ci dovremmo occupare di conservazione o che la vera conservazione è quella "on farm" ovvero in fattoria. E chi la fattoria non ce l'ha? A Damanhur una fattoria ce l'hanno ed è un modello di agricoltura bio, si sono uniti a noi di Civiltà Contadina, salvano almeno 40 varietà tipiche piemontesi e sono venuti con noi proprio per imparare come si proteggono le varietà. Hanno frequentato i corsi e ora si sono organizzati una piccola banca semi. E chi la fattoria non ce l'ha e desidera unire le proprie energie per salvare un pezzetto di biodiversità? Secondo qualcuno non dovrebbe farlo, lasciando questo compito a contadini veri, quelli con una fattoria. Giusto o sbagliato? Opinioni a confronto? Cary Fowler e Pat Mooney nel 1985 ottennero il Premio Nobel Alternativo per il loro instancabile lavoro volto a evidenziare i danni causati dalla riduzione della diversità genetica del mondo vegetale. Nel loro libro "Biodiversità e futuro dell'alimentazione" scrivono. "La semplificazione dell'ambiente che abbiamo raggiunto in agricoltura ha distrutto le complesse relazioni che tengono insieme il mondo naturale. Riducendo la diversità della vita abbiamo diminuito le nostre scelte per il futuro e abbiamo reso più precaria la nostra stessa esistenza. Siamo sull'orlo dell'abisso." La loro soluzione? Gli agricoltori? Ecco cosa scrivono a pagina 291 della edizione italiana: "Jack Harlan, uno dei veri eroi della diversità genetica, ci disse una volta che, alla fin fine, se la diversità genetica deve essere salvata, potrebbe dover essere salvata dagli amatori: gente che ama i propri semi. E continuò aggiungendo che, nella storia, gli amatori sono sempre stati gli unici a salvare la diversità." I contadini di una generazione fa hanno scambiato i loro semi per quelli delle multinazionali, gli istituti genetici hanno perduto una grande quantità di semi a causa della perdita di germinabilità, i frutteti storici delle collezioni pubbliche contano molti casi di abbattimento. Solo chi ama i propri semi sarà il miglior conservatore e non lo farà per denaro. Ecco una foto dei soci piemontesi presenti. Il pranzo, la simpatia, lo scambio di semi e la formazione dei gruppi locali.
2007/05/02

Autore: Alberto Olivucci (9:03 am)
Ogni settimana mi arrivano richieste di aiuto tipo questa: "Buongiorno, io sono originaria della provincia di Salerno, nel mio paese esiste una varietà di pere antica ormai molto rara, non in vendita, la caratteristica di questo frutto sta nel fatto che le pere quando arrivano a maturazione all'interno sono di colore marrone scuro o nero, molto dolci e gustose. Da noi le chiamano: pere filemonti o filimonti (non so bene), pere al cioccolato o pere nere. Voi sapete come si chiamano? Poiché stanno sparendo anche nel mio paese volevo sapere se voi eravate a conoscenza di questa varietà e siccome sarebbe mia intenzione non far estinguere questa pianta, siete in grado in qualche modo di aiutarmi." Oppure: "vivo da 10 anni in un paesino di 150 anime il paese è sempre stato famoso per la produzione di mele ce ne sono ancora di varie varietà e sono a rischio se vi può interessare contattatemi ciao" Siamo una bella associazione e avere questo compito in Italia ci dovrebbe esaltare. La frutta antica è un settore importante della nostra associazione, purtroppo non abbastanza curato. Spero di riuscire a capire come affidare a qualcuno il compito di coordinare questi salvataggi. C'è forte necessità di volontari che si condividano queste, e non solo queste, richieste di aiuto.
2007/04/09

Autore: Miche (4:56 pm)
Avevo tredici anni quando un mio amico mi regalò qualche seme di uno splendido mais rosso che aveva trovato in una località collinare chiamata monte Bue, ancor oggi zona di cascine e qualche immancabile villetta di campagna. Era il 1999. Quel mais lo portai avanti fino al 2002, quando persi sciaguratamente i semi. Mi erano piaciuti talmente tanto abbrustoliti sul fuoco che avevo mangiato tutte le pannocchie! D'altra parte non avevo ancora conosciuto Civiltà Contadina, e non mi ponevo domande riguardo allo strano color mattone di quei chicchi. Non sapevo di aver coltivato il mais più antico della Lombardia. Qualche giorno fa, per caso, mi è tornato in mente una vecchia storia sentita alle scuole medie. Fu Gandino, luogo dove il granturco fu seminato per la prima volta in Lombardia, per la precisione nella località Clusven, alle pendici del monte Corno. Il fatto avvenne nel 1632. In verità una semina quasi in contemporanea fu effettuata a Costa Volpino, paese sulle rive del lago d'Iseo, ma approfondire questo ora ci depisterebbe dal discorso. Infatti il mais del '600, da quel che ho potuto captare da articoli sul web e fonti orali, era proprio di color rosso mattone. Saputo questo, ho unito diversi avvistamenti di questo mais nella zona della Media Valle Seriana, dove abito io. Infatti, oltre ai miei semi provenienti dal monte Bue, ho visto spesso, anche di recente, depositi di pannocchie rosse appese ad essiccare sulle "spalere" (assi fissate alle travi del sottotetto dove venivano fissate le pannocchie), ma non ci avevo fatto caso. Non avevo neppure dato peso a un campetto di un allevatore di Petello, frazione di Albino, dove cresceva questo mais. E dire che ho cambiato spesso idea riguardo la varietà da seminare nel mio campo. Inizialmente pensavo al rosso di Rovetta, in realtà un po' ibridato e noto per il "rampì", una sorta di uncino che rende difficoltosa la sgranatura. Poi sono passato alla "Spinusa", anche lei con l'uncino ma di colore nero (ero curioso di vedere una polenta nera!), che è stata trovata dalla Comunità Montana dell'Alto Sebino presso un eremita in Valcamonica. Ero anche tentato da un mais della Bassa Bergamasca: il Bianco vitreo di Stezzano, da cui si ottiene una ottima polenta bianca. Adesso non ho dubbi: dovrò ricercare, trovare, seminare, riprodurre e distribuire in seno all'associazione il Melgotto, il mais del mio territorio, che vanta quasi quattrocento anni di storia. Poi, naturalmente, vedremo se la polenta sarà rossa, e se sarà buona.
2007/04/03

Autore: Alberto Olivucci (9:26 pm)
Oggi mi telefona una socia, la carissima Coccinella. Mi chiede se ho spedito i semi che mi ha chiesto. Non ancora. "Ah bene, perché pensavo che fossero andati perduti. Dico questo perché io e un'altra socia ci siamo scambiati dei semi e nessuna delle due ha mai ricevuto le buste." Ma allora si fregano pure i semi alle poste! "Ma che ci fanno con dei semi?" Proveranno ad aprire perché sentono qualcosa dentro che non è corrispondenza e poi danneggiata la busta la buttano per non farsi scoprire. E sennò cos'altro? Che si perdano tutte queste buste? Già altri soci mi hanno segnalato in passato di non aver ricevuto plichi. Ma se non possiamo più contare nemmeno sulle poste come scambiarci sementi? Con i gruppi locali. SOCI INCONTRIAMOCI! Presto inizierò a girare un po' di Italia e spero di incontrare soci e amici. Scambiamoci i semi per mano. Ma fate un buon favore all'Italia. ANDATE IN UFFICIO POSTALE, IL VOSTRO DA DOVE SPEDITE O NON RICEVETE E RICHIEDETE UN MODULO DI SEGNALAZIONE DISSERVIZIO O RECLAMO, È GRATUITO E OBBLIGATORIO CHE VE LO CONSEGNINO, RIEMPITELO E POI SPEDITELO ALLA SEDE DELLE POSTE INDICATA CON UNA SOLIDA SEGNALAZIONE E RECLAMO. Non possiamo diventare una nazione culturalmente e eticamente sottosviluppata.
2007/02/02

Autore: Alberto Olivucci (4:29 pm)
Appena tornato da una passeggiata sui miei monti! Qui non c'è l'adsl e nemmeno il wifi, ma nemmeno la nebbia. Sole, tepore, fioriture: la primavera anticipata. Oggi nel mio giro quotidiano ho scelto il dopo pranzo. A volte come l'altro ieri ho passeggiato al chiaro di luna piena, un paesaggio notturno e stellare. Ho potuto constatare come in pochissimi giorni le primule siano fiorite, assieme a crochi e anemoni. Violette, hellebori e nontiscordardime sono già in piena fioritura. Sul percorso ho incontrato i miei inquilini del bosco, tre caprioli adulti. Infine ho incontrato anche il mio vicino che fa agricoltura biologica e che oggi, approfittando che nei terreni bassi c'era la nebbia, stava spargendo quantità astronomiche di fertilizzante chimico ternario. Che dire: oggi l'ho visto ma so dai racconti di altri che non è la prima volta. Il campo in questione è un erbaio misto di favino e orzo di almeno 15 ettari che non ne avrebbe certo bisogno, ma dato che lui ha un megallevamento biologico di vacca romagnola doc e che prende finanziamenti statali a cappellate perchè adotta l'allevamento bio e il metodo bio (di solito ammontano a circa la metà del bilancio di una simile azienda bio) perché non astenersi dal dopare i campi con i fertilizzanti chimici e inquinare le falde sottostanti di acqua? Perché non è tutta colpa sua, è colpa di chi non l'ha denunciato in tutti questi anni, me compreso che però è solo per la prima volta che mi trovo davanti all'evidenza dei fatti come testimone oculare, è colpa del sistema di certificazione inefficiente e infine delle falle nel sistema di certificazione. Ok, io l'ho detto, ora qualcuno se la prenderà con me. Me lo sento. Ci tengo a dire che il biologico esiste, quello vero che ci crede e lo fa con il cuore. Il mio vicino lo fa con il portafoglio (dei finanziamenti pubblici cioè con il denaro delle tasse versate da tutti) e con il "quore" (quello dell'ignoranza). Continuate a comprare il bio, ma non fidatevi delle certificazioni fatte di carta e di marchi. Andate alla fonte e al cibo locale comprando direttamente tutto ciò che potete dall'agricoltore, controllando di persona. Didascalia: i pallini bianchi sono il concime contenente azoto ammoniacale, perfosfato e ... concime contenente azoto ammoniacale, perfosfato e potassio, proibito nel metodo biologico.
2007/01/29

Autore: Alberto Olivucci (7:57 am)
Non c'è piccolo contadino che non possa leggerlo e non riconoscersi in qualcosa. Lo cito nella mia firma, ve lo riporto integralmente. Da Wendell Berry, poeta e farmer bio americano. Se amate il guadagno facile, l'aumento annuale di stipendio, le ferie pagate. Se desiderate sempre più cose prefabbricate, se avete paura di conoscere i vostri vicini di casa, se avete paura di morire allora nemmeno il vostro futuro sarà più un mistero per il potere, la vostra mente sarà perforata in una scheda e messa via in un cassettino. Quando vi vorranno far comprare qualcosa vi chiameranno, quando vi vorranno far morire per il profitto ve lo faranno sapere. Ma tu, amica, ogni giorno, fai qualcosa che non possa entrare nei loro calcoli. Ama la Vita. Ama la Terra. Ama qualcuno che non se lo merita. Conta su quello che sei e riduci i tuoi bisogni. Fai qualche piccolo lavoro gratuitamente. Non ti fidare del governo, di nessun governo, e abbraccia gli esseri umani, nel tuo rapporto con ciascuno di loro riponi la tua speranza politica. Approva nella natura quello che non capisci e loda questa ignoranza, perché ciò che l'uomo non ha razionalizzato non ha distrutto. Fai le domande che non hanno risposta. Investi nel millennio, Pianta sequoie. Sostieni che il tuo raccolto principale è la foresta che non hai piantato e che non vivrai per sfruttare. Afferma che le foglie quando si decompongono Diventano fertilità: Chiama questo "profitto". Una profezia così si avvera sempre. Poni la tua fiducia nei cinque centimetri di humus che si formeranno sotto gli alberi ogni mille anni. Metti l'orecchio vicino e ascolta I bisbigli delle canzoni a venire. Sii pieno di gioia, nonostante tutto, e sorridi, il sorriso è incalcolabile. Finché la donna non si svilisce nella corsa al potere, ascolta la donna più dell'uomo. Domandati: questo potrà dar gioia alla donna che è contenta di aspettare un bambino? Quest'altro disturberà il sonno della donna vicina a partorire? Vai col tuo amore nei campi. Stendetevi tranquilli all'ombra. Posa il capo sul suo grembo e vota fedeltà alle cose più vicine al tuo cuore. Appena vedi che i generali e i politicanti riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero, abbandonalo. Lascialo come un segnale per indicare la falsa traccia, la via che non hai preso. Sii come la volpe che lascia molte più tracce del necessario, alcune nella direzione sbagliata. Pratica la meditazione.