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2007/12/14
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Autore: Alberto Olivucci (8:35 pm)
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Oggi ho potuto leggere qualche brano di ciò che pensa De Rita, il presidente del Censis quando nel presentare il 41° Rapporto sulla situazione sociale del Paese parla di una nazione che non è più coesa ma assomigliante di più alla mucillagine. Io sono di Rimini e se permettete sono un vero specialista in mucillagini varie, le riconosco a distanza sia per colore che per densità, so di che stagione sono e so soprattutto se sono quelle vere o quelle similalginati che in verità nascondono ben altre forme di degrado e inquinamento ambientale. Che la nostra civiltà italiana sia diventata tale me ne ero accorto già da qualche anno, quando nonostante da exriminese ormai, vivevo in un angolo di natura duramente conquistato a furia di mutui e sacrifici, chiari di luna e rinunce. Speravo di aver trovato un posto dove stare lontano dalle mucillagini varie, poi ho notato che la in-civiltà stava avanzando, un po' come il nulla del film La Storia Infinita e ho capito che non potevo pensare di fare di Ca del Santo un eremitaggio, un posto idilliaco non mi avrebbe difeso dalla marea di schifo che stava montando. Decisi di ricominciare da qualcosa di fondamentale, dai semi, da ciò che da la vita a tutto quello che ci circonda e a me stesso. De Rita arriva a dire: "Nessuno vuole più responsabilità: è da qui, per il Censis, che bisogna ripartire se si vuole invece ritornare allo sviluppo collettivo, allo sviluppo di popolo: "La prima speranza è che la minoranza vitale si allarghi. L'anno scorso, quando parlavamo di una minoranza silenziosa, non ce l'ha fatta. Ma dobbiamo invece sperare in un allargamento della base vitale del sistema. La seconda è la moltiplicazione delle minoranze". Da Repubblica.it Io so di far parte di questa minoranza silenziosa ma non sono stato silente. Potevo? Forse si, ma per decisione interiore ho deciso che no, non si può rimanere silenziosi. E soprattutto ho deciso di prendermi la mia responsabilità. Non solo anche quella di responsabilizzare altri per quello che mi è possibile. Se la società crolla è solo perché abbiamo pensato di delegare ai soldi la nostra responsabilità: io pago le tasse, io pago i professionisti, perché devo anche fare, sono loro che ci devono pensare, no? E invece proprio per niente, ognuno che voglia vedere rinascere la civiltà si deve riprendere in mano quello che in fondo è sempre stato proprio. Ricominciando dai semi, e non da semi qualunque, ma quelli della nostra civiltà, della nostra cultura, della nostra terra, quelli della nostra tradizione, quelli che si possono chiamare chiaramente in italiano o in un qualche dialetto italico. Alcuni dicono che non è facile trovarli, alcuni dicono che non esistono più, alcuni dicono che un seme vale l'altro. Io non mi vorrei perdere a polemizzare, preferisco andare in cerca, preferisco trovarli, preferisco ritornare all'orto. Ecco perché fino a febbraio sarò disponibile per l'associazione (convegni o incontri, segreteria o giornalini da scrivere, siti o telefonate). Poi l'orto e i campi avranno la precedenza, tutto il resto deve rimanere in secondo piano, e se c'è qualche socio che questo non lo capisce e che scambia il mio atteggiamento per una forma di scortese scarsa disponibilità è evidente che non ha capito che ognuno si deve prendere le proprie di responsabilità sui nostri semi. Ho letto spesse volte nel forum che semi italiani di varietà locali ne circolano pochi fra di noi. Allora io credo che sia opportuno per il 2008 dedicare più tempo alla ricerca di queste sementi e credo che incoraggerò ogni forma di istruzione dei soci perché siano capaci di tornare a parlare con i contadini per farsi raccontare le loro storie, le loro ricette, i loro modi di coltivare e dopo tutto ciò ricevere i semi delle varietà contadine italiane. Io voglio sperare che ne siate capaci. Le mie speranze sono accompagnate da ciò che anche De Rita chiama "ritorno della coscienza stretta": citando Leopardi, De Rita afferma che gli italiani hanno una "coscienza larga". E citando il presidente del Consiglio, ricorda: "Prodi una volta in un momento di rabbia ha detto che questa società non è meglio della politica". E allora deve migliorare la società, si deve tornare a una coscienza stretta: persino una minoranza faziosa, ma forte dei propri valori, afferma De Rita, è meglio della "mucillagine". Io preferisco la via stretta, quella più difficile, salvare la biodiversità italiana, la mia cultura e le mie radici agriculturali. La preferisco alla mucillagine qualunque. |
2007/09/27
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Autore: Alberto Olivucci (9:26 pm)
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12 settembre 2007, Ministero delle politiche agricole, a 10 minuti dalla stazione Termini, una bella giornata di sole e anche una novità importante: il dipartimento delle politiche allo sviluppo ha invitato Civiltà Contadina a prendere la parola attorno a un tavolo che si occupa di coordinare l'applicazione del trattato internazionale FAO sulle risorse genetiche. Con Civiltà Contadina altre poche, piccole ma importanti realtà associative italiane che si occupano di biodiversità come Associazione Archeologia Arborea, il Consorzio della Quarantina, Crocevia e l'Istituto di Oltremare. Erano presenti anche il ministero dell'ambiente e il CRA che colleziona un immenso campo catalogo di fruttiferi e coordina tutte le banche genetiche italiane. È stata una bella giornata, abbiamo potuto conoscerci, lanciare iniziative e soprattutto proposte su come sviluppare i movimenti che si occupano di biodiversità e diritti degli agricoltori. A rappresentare Civiltà Contadina dovevamo essere in due, ma il socio di Roma all'ultimo ha avuto un impedimento. La prima parte della riunione è stata dedicata a un giro di presentazioni per conoscerci. Io ho portato ai presenti una presentazione delle attività che i soci di Civiltà Contadina svolgono, un po' di numeri. La seconda parte invece abbiamo avuto la possibilità di un giro di richieste. Dopo il primo triennio di attuazione del trattato internazionale ora si richiede un nuovo programma triennale e questa volta sono le associazione che possono entrare in questa programmazione. In pratica cosa fare per attuare il trattato? Questo trattato impone la salvaguardia delle sementi ma anche il loro ritorno ai contadini che ne devono diventare utilizzatori. Ecco perché l'obiettivo comune di tutti gli attori in questo scenario sarà far tornare le risorse alla terra e alla custodia attiva di agricoltori. Io ho portato molte mie opinioni in merito: innanzitutto che molta gente non sa cosa sono ne le risorse genetiche di cui parla il trattato ne se cosa sono le varietà locali. È grazie a associazioni come Civiltà Contadina e a portali come questo che queste nozioni si spandono. E se la gente comune non è coinvolta le leggi non funzionano. Vedi in molte regioni italiane dove sono state promosse leggi regionali che non sono mai entrate a regime perché la gente comune, non gli specialisti, non ne sente ne il bisogno ne l'importanza. Se invece ci fosse informazione e la sensibilità aumentasse allora anche le amministrazioni farebbero di più per mettere queste leggi in grado di fare ciò che sulla carta sono state destinate a fare. Un altro tassello che ho voluto mettere e che non si deve lasciare soli ne gli agricoltori ne gli istituti di ricerca nella conservazione ma di affiancare ad essi la collaborazione di tanta gente comune appassionata, perché le sementi sono di tutti e per tutti. Quindi tutta la gente di un territorio sia messa in grado di collaborare alla conservazione, anche perché esistono sia gli orti personali sia tanti appassionati che conservano con molta perizia. Inoltre l'evidenza è che l'agricoltura dei grandi numeri è stata la protagonista principale della perdita della biodiversità mentre sono i piccoli agricoltori che continuano a conservare i cimeli delle varietà locali contadine, quasi sempre sono anziani contadini che lo fanno nel proprio orto di sussistenza. Se non fosse per la loro passione, se fosse per l'agricoltura da reddito, quasi tutto sarebbe già perduto. Ma ho sottolineato che solo se si permette alle associazioni come Civiltà Contadina di svolgere la propria attività alla luce del sole e senza restrizioni, solo se si da la priorità a chi fa conservazione, sia agricoltore che appassionato, rispetto a tutte le altre attività rurali, questo obiettivo può essere avvicinato. Fra le cose negative segnalate: che molte regioni italiane sono fuorilegge riguardo alla applicazione del trattato di protezione FAO sulle risorse genetiche; che le risorse economiche fin qui utilizzate, circa un milione di euro l'anno, non possono essere esclusiva dei soli centri di ricerca; che l'accesso alle risorse genetiche collezionate dai centri devono essere messe a disposizione di chi fa richiesta con metodi facilitati previsti dal trattato; che i privilegi dell'agricoltore devono essere maggiormente divulgati e conosciuti; che dalle attività di solo collezionismo dei centri di ricerca si deve passare alla redistribuzione delle risorse genetiche ai contadini e agli appassionati per la loro valorizzazione. Cosa ho imparato: che il trattato sulle risorse genetiche della FAO ha una maggiore importanza di quella che gli davo, che supera qualsiasi legge nazionale e che a quello ci si può appellare per difendersi sopra ogni soverchia o brevetto perpetrato da qualsiasi entità, anche multinazionale, e che siamo fortunati che in Italia, a differenza che negli Stati Uniti, è stato sottoscritto fin da subito. Avremo altri incontri "al Vertice" di cui vi terrò informati ... |
2007/09/09
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Autore: Alberto Olivucci (10:04 pm)
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Questa settimana passata sono stato una serata a Mantova alla fiera Millenaria. Qui assieme ad altri relatori ho preso parte a un incontro dove abbiamo dato battesimo a un'iniziativa di un gruppo di agricoltori per la protezione delle varietà locali di frutta e ortaggi. Da alcuni anni frequento questi agricoltori con costanza, ho portato ad essi la mia personale esperienza e quella dell'associazione. Soprattutto nell'ultimo che ha avuto luogo all'inizio dell'estate si sono infine decisi a dedicare l'intera attività di promozione di quest'anno alla ricerca e alla catalogazione di tutte le varietà presenti nella loro provincia. Questi agricoltori operano all'interno del Consorzio agrituristico mantovano, una iniziativa della locale CIA e saranno sostenuti in questa ricerca dalla storica Gazzetta di Mantova. Io credo che in questo ci sia da prendere esempio, raggiungere gli anziani o gli ortolani che ancora conservano qualche cimelio del passato sia impossibile tramite internet, forse la televisione ma meglio di tutto un giornale locale.
Non è una novità una ricerca di sementi, ma la novità assoluta in Italia è che sia un gruppo di agricoltori organizzati a farla. Di solito sono istituti di ricerca, banche genetiche, regioni, ... ma dove sono gli agricoltori? Qui in civiltà contadina ho cercato da anni di collegarne insieme il più possibile e di dare un supporto affinché dell'argomento se ne parli e la gente che è interessata si incontri. Ogni giorno ricevo messaggi di stima da utenti internet che ringraziano per ciò che stiamo facendo. Però è ora che gli agricoltori si sveglino e comincino a utilizzare questi semi e questi frutti e così li conservino per il futuro, se vogliano un futuro. Che si uniscano quindi gli agricoltori al coro dei conservatori di Civiltà Contadina, e che imparino a conservare insieme senza aspettare iniziative regionali o istituzionali, che non funzionano. Ero contento ogni volta che vedevo pubblicare leggi regionali a favore della conservazione delle varietà regionali. Ma nessuna di queste leggi funziona in nessuna regione e le varietà non tornano nei campi. Anche la modifica di legge proposta dalla senatrice De Petris per legalizzare la circolazione dei semi non registrati fra agricoltori ha incontrato il più bieco ostruzionismo da parte dei funzionari del ministero che stanno rendendo questo dispositivo lettera morta. Ecco perché la raccolta firme su questo sito va avanti, non bastano le leggi per salvare le sementi, occorrono i contadini e il mondo degli appassionati uniti nello stesso scopo. |
2007/07/10
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Autore: Alberto Olivucci (11:00 pm)
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Oggi la multifunzionalità. Io naturalmente ero li come persona di idee e di biodiversità, conscio che ancora una volta questa nuova strategia è intesa a mettere una pezza per le grandi aziende agrarie. Le piccole è già molto se hanno il tempo di provare a farcela nelle normali attività agricole. La biodiversità invece può premiare le piccole aziende. Le grandi sono per loro natura costrette alla monocoltura, dove possono meccanizzare. Invece nella biodiversità le piccole possono trovare una possibilità di reddito nelle nicchie di mercato. Ma il WWF era interessato non tanto a promuovere la biodiversità coltivata quanto invece quella selvatica, ovvero a vedere l'ìagricoltore custode dell'ambiente che crea un oasi nella propria azienda. Io mi sono prenotato tanto già qui dove sono mi sembra più uno zoo che un'azienda agricola, con la fauna ormai totalmente fuori controllo e famelica dei prodotti dei campi. Solo che non dovrebbe essere così: l'agricoltore non dovrebbe essere coltivatore di cibi? Forse no, dato che la nostra società ha sempre più bisogno di altro, come un ambiente più sano e la protezione della biodiversità, sia essa selvatica o coltivata. Io c'ero, in rappresentanza dell'associazione che ora fa parte di questo gruppo di lavoro. |
2007/06/21
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Autore: Alberto Olivucci (10:08 pm)
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Due appuntamenti hanno costellato questo fine settimana: un incontro presso il Meetup, gruppo di sostenitori, di Beppe Grillo, e una lunga visita con due dibattiti pubblici al VegFestival di Grugliasco sempre a pochi km da Torino.
Il primo intervento Si è svolto in una grande sala di un istituto scolastico molto vicino alla Mole Antonelliana. Tanta gente continua a non conoscere il tema della biodiversità rurale e della sua scomparsa. Tanta gente che vive in città non sa nulla di cosa sta succedendo nelle campagne. Raccontarglielo gli apre un po' gli occhi e li apre al desiderio di fare qualcosa. La conferenza è stata trasmessa anche via streaming ed era possibile ascoltarla anche da casa. ottima cosa se non fosse che questa tecnologia è ancora poco usata e conosciuta in Italia. In quell'occasione ho potuto parlare di grano frassineto e regalarne a tutti i convenuti una spiga. La presenza non numerosissima, parziale ragione il venerdì sera che porta i Torinesi a lasciare la città.
Domenica invece al VegFestival, un evento fisso che si svolge a Grugliasco (TO) ogni anno. È l'incontro di tanti vegetariani/vegani che insieme sentono di condividere le loro esperienze. Io sono stato vegetariano per molti anni e ancora oggi continuo nel mio privato a mangiare così. Ritengo che sia l'alimentazione migliore per il mio corpo e per la mia mente. Ma è soprattutto l'anima a stare meglio. Il cibo al festival era squisito e la gente molto interessata alle tematiche nostre di Civiltà Contadina. Ho infatti dovuto bissare il mio intervento inizialmente organizzato al mattino anche al pomeriggio. Triste per me capire che si tratta purtroppo di una nicchia in Italia. Ce ne si accorge quando nel viaggio di ritorno scendendo all'autogrill tutti i panini sono infarciti di carni di animali e l'alternativa è quasi impraticabile. La ristorazione in Italia discrimina i vegetariani, ritenendoli troppo pochi. Ma i numeri sono diversi. Inoltre mi sentirei di aggiungere che la Civiltà Contadina di un tempo era molto più vegetariana di quanto non lo si pensi. Il mangiare la carne era un eccezione per i giorni di festa, la carne era un cibo di lusso che in pochi potevano permettersi più spesso. Rifondare una nuova civiltà contadina significa sicuramente un maggiore rispetto per gli animali e le razze, che non possono essere visti come strumenti per la creazione di una industria della carne, ma funzionali all'ecosistema aziendale. Se così fosse non ci sarebbe stata la scomparsa di tante razze animali da fattoria. Ma a questo argomento arriveremo quando ci saremo portati avanti nel recupero delle sementi. Per ora mi limito a dire che essere vegetariani con orti biodiversi è molto divertente e gustoso. Ecco il perché di tanto interesse da parte del popolo vegetariano per ciò che stiamo facendo. |
2007/05/08
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Autore: Alberto Olivucci (9:20 am)
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2007/05/02
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Autore: Alberto Olivucci (9:03 am)
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Ogni settimana mi arrivano richieste di aiuto tipo questa:
"Buongiorno, io sono originaria della provincia di Salerno, nel mio paese esiste una varietà di pere antica ormai molto rara, non in vendita, la caratteristica di questo frutto sta nel fatto che le pere quando arrivano a maturazione all'interno sono di colore marrone scuro o nero, molto dolci e gustose.
Da noi le chiamano: pere filemonti o filimonti (non so bene), pere al cioccolato o pere nere. Voi sapete come si chiamano?
Poiché stanno sparendo anche nel mio paese volevo sapere se voi eravate a conoscenza di questa varietà e siccome sarebbe mia intenzione non far estinguere questa pianta, siete in grado in qualche modo di aiutarmi."
Oppure: "vivo da 10 anni in un paesino di 150 anime il paese è sempre stato famoso per la produzione di mele ce ne sono ancora di varie varietà e sono a rischio se vi può interessare contattatemi ciao"
Siamo una bella associazione e avere questo compito in Italia ci dovrebbe esaltare. La frutta antica è un settore importante della nostra associazione, purtroppo non abbastanza curato. Spero di riuscire a capire come affidare a qualcuno il compito di coordinare questi salvataggi. C'è forte necessità di volontari che si condividano queste, e non solo queste, richieste di aiuto. |
2007/04/03
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Autore: Alberto Olivucci (9:26 pm)
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Oggi mi telefona una socia, la carissima Coccinella. Mi chiede se ho spedito i semi che mi ha chiesto. Non ancora. "Ah bene, perché pensavo che fossero andati perduti. Dico questo perché io e un'altra socia ci siamo scambiati dei semi e nessuna delle due ha mai ricevuto le buste." Ma allora si fregano pure i semi alle poste! "Ma che ci fanno con dei semi?" Proveranno ad aprire perché sentono qualcosa dentro che non è corrispondenza e poi danneggiata la busta la buttano per non farsi scoprire. E sennò cos'altro? Che si perdano tutte queste buste? Già altri soci mi hanno segnalato in passato di non aver ricevuto plichi. Ma se non possiamo più contare nemmeno sulle poste come scambiarci sementi? Con i gruppi locali. SOCI INCONTRIAMOCI! Presto inizierò a girare un po' di Italia e spero di incontrare soci e amici. Scambiamoci i semi per mano. Ma fate un buon favore all'Italia. ANDATE IN UFFICIO POSTALE, IL VOSTRO DA DOVE SPEDITE O NON RICEVETE E RICHIEDETE UN MODULO DI SEGNALAZIONE DISSERVIZIO O RECLAMO, È GRATUITO E OBBLIGATORIO CHE VE LO CONSEGNINO, RIEMPITELO E POI SPEDITELO ALLA SEDE DELLE POSTE INDICATA CON UNA SOLIDA SEGNALAZIONE E RECLAMO. Non possiamo diventare una nazione culturalmente e eticamente sottosviluppata. |
2007/02/02
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Autore: Alberto Olivucci (4:29 pm)
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Appena tornato da una passeggiata sui miei monti! Qui non c'è l'adsl e nemmeno il wifi, ma nemmeno la nebbia. Sole, tepore, fioriture: la primavera anticipata. Oggi nel mio giro quotidiano ho scelto il dopo pranzo. A volte come l'altro ieri ho passeggiato al chiaro di luna piena, un paesaggio notturno e stellare. Ho potuto constatare come in pochissimi giorni le primule siano fiorite, assieme a crochi e anemoni. Violette, hellebori e nontiscordardime sono già in piena fioritura. Sul percorso ho incontrato i miei inquilini del bosco, tre caprioli adulti. Infine ho incontrato anche il mio vicino che fa agricoltura biologica e che oggi, approfittando che nei terreni bassi c'era la nebbia, stava spargendo quantità astronomiche di fertilizzante chimico ternario. Che dire: oggi l'ho visto ma so dai racconti di altri che non è la prima volta. Il campo in questione è un erbaio misto di favino e orzo di almeno 15 ettari che non ne avrebbe certo bisogno, ma dato che lui ha un megallevamento biologico di vacca romagnola doc e che prende finanziamenti statali a cappellate perchè adotta l'allevamento bio e il metodo bio (di solito ammontano a circa la metà del bilancio di una simile azienda bio) perché non astenersi dal dopare i campi con i fertilizzanti chimici e inquinare le falde sottostanti di acqua? Perché non è tutta colpa sua, è colpa di chi non l'ha denunciato in tutti questi anni, me compreso che però è solo per la prima volta che mi trovo davanti all'evidenza dei fatti come testimone oculare, è colpa del sistema di certificazione inefficiente e infine delle falle nel sistema di certificazione.
Ok, io l'ho detto, ora qualcuno se la prenderà con me. Me lo sento. Ci tengo a dire che il biologico esiste, quello vero che ci crede e lo fa con il cuore. Il mio vicino lo fa con il portafoglio (dei finanziamenti pubblici cioè con il denaro delle tasse versate da tutti) e con il "quore" (quello dell'ignoranza). Continuate a comprare il bio, ma non fidatevi delle certificazioni fatte di carta e di marchi. Andate alla fonte e al cibo locale comprando direttamente tutto ciò che potete dall'agricoltore, controllando di persona.
Didascalia: i pallini bianchi sono il concime contenente azoto ammoniacale, perfosfato e ... concime contenente azoto ammoniacale, perfosfato e potassio, proibito nel metodo biologico. |
2007/01/29
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Autore: Alberto Olivucci (7:57 am)
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Non c'è piccolo contadino che non possa leggerlo e non riconoscersi in qualcosa. Lo cito nella mia firma, ve lo riporto integralmente. Da Wendell Berry, poeta e farmer bio americano.
Se amate il guadagno facile,
l'aumento annuale di stipendio,
le ferie pagate.
Se desiderate sempre più cose prefabbricate,
se avete paura di conoscere i vostri vicini di casa,
se avete paura di morire
allora nemmeno il vostro futuro
sarà più un mistero per il potere,
la vostra mente sarà perforata in una scheda
e messa via in un cassettino.
Quando vi vorranno far comprare qualcosa
vi chiameranno,
quando vi vorranno far morire per il profitto
ve lo faranno sapere.
Ma tu, amica, ogni giorno,
fai qualcosa che non possa entrare nei loro calcoli.
Ama la Vita. Ama la Terra.
Ama qualcuno che non se lo merita.
Conta su quello che sei e riduci i tuoi bisogni.
Fai qualche piccolo lavoro gratuitamente.
Non ti fidare del governo, di nessun governo,
e abbraccia gli esseri umani,
nel tuo rapporto con ciascuno di loro
riponi la tua speranza politica.
Approva nella natura quello che non capisci
e loda questa ignoranza,
perché ciò che l'uomo non ha razionalizzato
non ha distrutto.
Fai le domande che non hanno risposta.
Investi nel millennio,
Pianta sequoie.
Sostieni che il tuo raccolto principale
è la foresta che non hai piantato
e che non vivrai per sfruttare.
Afferma che le foglie quando si decompongono
Diventano fertilità:
Chiama questo "profitto".
Una profezia così si avvera sempre.
Poni la tua fiducia
nei cinque centimetri di humus
che si formeranno sotto gli alberi
ogni mille anni.
Metti l'orecchio vicino e ascolta
I bisbigli delle canzoni a venire.
Sii pieno di gioia,
nonostante tutto,
e sorridi,
il sorriso è incalcolabile.
Finché la donna non si svilisce nella corsa al potere,
ascolta la donna più dell'uomo.
Domandati:
questo potrà dar gioia alla donna
che è contenta di aspettare un bambino?
Quest'altro disturberà il sonno della donna
vicina a partorire?
Vai col tuo amore nei campi.
Stendetevi tranquilli all'ombra.
Posa il capo sul suo grembo
e vota fedeltà alle cose più vicine al tuo cuore.
Appena vedi che i generali e i politicanti
riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero,
abbandonalo.
Lascialo come un segnale per indicare
la falsa traccia,
la via che non hai preso.
Sii come la volpe che lascia molte più tracce del necessario,
alcune nella direzione sbagliata.
Pratica la meditazione. |



Alberto
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Il presidente ;-)

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