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2007/06/27
Su e giù da un campo

Autore: Miche (2:20 pm)
Lo scorso inverno sono riuscito a fare arare l'unico pezzo del mio terreno in cui poteva passare un mezzo meccanico. Si tratta di un ex prato di circa 600 mq, a circa cinquanta metri da casa mia, misurati tutti in salita. Inizialmente volevo adibirlo a campo di cereali, ma poi ho scoperto il rivoluzionario metodo Fukuoka e allora ho deciso di utilizzare lo spazio arato per colture miste bisognose di luce e di calore. Come al solito, però, ho fatto le cose a metà e a novembre ho seminato un po' del meraviglioso frumento Frassineto che Alberto in persona mi donò durante un soggiorno a Ca' del Santo. Per tutto il periodo natalizio, fino almeno a febbraio inoltrato, quel fazzoletto di terra di color verde smeraldo è stato il mio orgoglio, e lo mostravo a tutti da lontano dicendo: <<Guarda che differenza di colore con gli altri prati!>>. Qualcuno inizierà a chiedersi: come da lontano? La risposta è abbastanza eloquente in queste immagini scattate una quindicina di giorni fa, quando il frumento non era ancora maturo: Basta trovarsi in un posto favorito dei paesi che si vedono da lassù e puntare al campo con un dito... Qui, nonostante il rumore del traffico e delle segherie, è bellissimo anche lavorare, soprattutto nelle ore del tardo pomeriggio, quando il sole si accomoda sui monti e lascia spazio alla sera (da notare l'alone "mistico", quasi dei fantasmi che volteggiano sul grano, nell'ultima foto, che rappresenta l'ovest). Un appuntamento a cui manco raramente. Il nord non l'ho fotografato. Perché? Semplicemente c'è una siepe che mi copre dai venti freddi che scendono dall'Alta Valle Seriana e mi separa da un parco giochi. Tra quelle foglie, tra l'altro, si annidano fringuelli beffardi che mi hanno mangiato metà raccolto di frumento. Ecco la visuale totale del campo. Nella parte ad ovest c'è il mucchio di un letame regalato da un vicino contadino, ormai coperto di luffa, anguria luna e stelle, lagenaria e zucca Atlantic Giant, cioè quella gigante. Quest'anno voglio ottenere frutti abbastanza grossi da poterci entrare con tutto il corpo. Nel frattempo continuo a curare l'ambiente e ad impollinare zucche. Separate da file di mais, ho seminato anche altre varietà: la zucca Trumba e la Rugnusa, tipiche della Bergamasca, essenzialmente da riproduzione, oltre che la Marina di Chioggia e la Tonda Padana, meritevoli da un punto di vista gastronomico. Ho provato anche a seminare il sorgo, ma senza risultati. In compenso ne ho un po' di più per l'ocra albanese donatami da Emanuele da Cortona, che cresce a vista d'occhio, e da qualche pianta di pomodoro e melanzana bianca. Ad est ci sono i meloni, consociati a rapanelli, alchechengi commestibili, spinaci selvatici, ramolacci e qualche pianta di pomodoro Long Keeper, una varietà che si conserva in inverno. Appartenenti al passato sono ormai le bellissime piante di aglio gentilmente donato da Angelopassalacqua, cresciuto miracolosamente nonostante un assedio da parte della falsa artemisia. Idem per le fave invernine inviate da Danila, ormai raccolte e conservate come semenza per l'anno venturo. Restano almeno 300 metri quadri che non ho citato, che sono ancora la mia croce. Infatti in inverno ho seminato l'avena del consorzio per tenere a bada le erbe infestanti invernali. La volevo sfalciare nel periodo della fioritura per ottenere oltre che paglia anche una aratura naturale del suolo con apporto di sostanza organica mediante la decomposizione delle radici. In parte ha funzionato, ma nel giro di qualche mese è ricresciuta. Si trattava probabilmente delle piante che non erano ancora fiorite, e sono ancora molte. Adesso sto impazzendo per tenerle a bada prima di seminare la prossima coltura: i fagioli. Ne consumiamo molti in famiglia, ai miei amici piacciono parecchio cotti alla "bud spancer" con cipolla e polpa di pomodoro, in più arieggiano e fertilizzano il terreno, quindi perchè non approfittarne per fare qualche chiletto di semi? Adesso sto finendo di raccogliere la sessantina di verghe che mi mancano per ottenere tutti i tutori di cui ho bisogno. La superficie si è ulteriormente estesa dopo la mietitura del frumento, che ora è nel capanno ad asciugare e ad aspettare di essere trebbiato. Nel frattempo a darmi una mano con topi e uccelli scroccatori ci sarebbero loro. Sfruttare la ferinità del gatto contro gli animali parassiti è un vecchio metodo che utilizzavano già gli antichi Egizi per i loro depositi di frumento. L'unico problema è che preferiscono cibarsi da mia nonna che li rimpinza di crocchette, ritagli di cotoletta, polpettine e altre prelibatezze. Ogni tanto però mi portano davanti a casa piume e carcasse di uccello come per dire: piccole tigri eravano in riva al Nilo, e lo siamo tuttora anche se tu non sei Ramsete II.
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Autore Albero
ottone
Inviato: 27/6/2007 15:02  Aggiornato: 27/6/2007 15:02
Biodiverso estroverso
Iscritto: 28/1/2006
Da:
Inviati: 274
 Re: Su e giù da un campo
bravo miche, un bel repertage del tuo paradiso personale, e complimenti per i bel gattoni! ciao. ottone
Rispondi
Alberto Olivucci
Inviato: 28/6/2007 23:49  Aggiornato: 28/6/2007 23:49
Webmaster
Iscritto: 15/6/2002
Da: San Leo nel Montefeltro
Inviati: 1602
 Re: Su e giù da un campo
Mi fai venire voglia di prendermi altri gatti.
Rispondi
Miche
Inviato: 29/6/2007 10:02  Aggiornato: 29/6/2007 10:02
Blogger
Iscritto: 3/9/2004
Da: Fiorano (BG)
Inviati: 1337
 Re: Su e giù da un campo
Allora ti informo quando la micia ne fa degli altri
Rispondi
Visitatore anonimo
Inviato: 22/8/2007 17:14  Aggiornato: 23/8/2007 12:42
 Re: Su e giù da un campo
bella iniziativa quella di coltivare quel tipo di frumento continua cosi
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