Antichi Cocomeri perduti

Inviato da Alberto Olivucci | 13/2/2005 | 5409 Letture
Quel giorno di primavera del 1981 gli occhi di Kent Whealy brillarono più del solito nel leggere la corrispondenza. Dopo una trasmissione televisiva, dalla quale aveva lanciato un appello per salvare le antiche varietà di ortaggi, stava ricevendo molte lettere e una di queste gli dava notizie di una varietà di cocomero che, dopo dieci anni di ricerche, si riteneva del tutto scomparsa.
Dal 1975, cioè da quando si era impegnato a cercare e a salvare gli antichi ortaggi della tradizione contadina degli Stati Uniti, era venuto in contatto con molti altri collezionisti di vecchie varietà e aveva stipato nella sua abitazione centinaia di vasi di vetro contenenti i semi di oltre un migliaio di rare o uniche varietà di ortaggi che trovavano asilo, per non estinguersi del tutto, nel suo e negli orti degli altri 328 membri dell'associazione di cui era divenuto leader.Ma ciò che gli scriveva Merle Van Doren, un agricoltore del Missouri a circa centotrenta km. di distanza dalla sua casa, rappresentava per Kent una grande gioia: Merle ogni anno faceva crescere nel suo orto il leggendario cocomero Moon and Stars (Luna e Stelle) preservandolo così dalla totale scomparsa. La storia di questa varietà di cocomero iniziò negli anni '30 quando lo pose in commercio un piccolo produttore di sementi dello stato dell'Iowa (U.S.A.), Henry Fields di Shenandoah. Se nella sua forma leggermente ovalizzata, nel rosa acceso della sua polpa che racchiude semi neri è molto simile ad un'altra più diffusa varietà, la Black Diamond, da essa si differenzia per i piccoli puntini di colore giallo vivo che costellano la superficie della sua buccia verde scuro, come le stelle in una Via Lattea, accompagnati sempre da una chiazza più grande, la "luna". Gli stessi puntini ricoprono pure le foglie e sono esclusivamente un tratto genetico decorativo e non influiscono sul delizioso gusto della polpa soda del frutto. Sono invece segnali distintivi di una naturale superiore resistenza alle malattie tipiche del cocomero, come l'antrachinosi.Dopo avere ricevuto alcuni semi in dono da Merle, Kent iniziò dal 1982 a offrirli agli altri membri dell'associazione e grazie a quest'opera di conservazione il cocomero Luna e Stelle è oggi arrivato a una diffusione a livello planetario, è presente su molti listini di produttori di sementi biologiche, americani e non, e ha assunto la posizione di simbolo iconico dei movimenti dei salvatori di semi del mondo.Purtroppo ben altra sorte è toccata agli antichi cocomeri tipici italiani: eliminati dai listini dei produttori di sementi, radiati dagli elenchi ufficiali del Ministero dell'Agricoltura, sostituiti da varietà di provenienza nordamericana, non sono più rintracciabili nemmeno negli elenchi delle accessioni delle banche semi istituzionali. Che fine hanno fatto le varietà locali di cocomero come la Gigante di Fontarronco o la Napoletana o la Precoce di S. Pietro o la Scorza Nera di Brindisi o la Romagnola, solo per citare alcune delle 24 varietà tipiche italiane di cui si è trovata traccia nel passato? Per ora sono da considerarsi tutte perdute, assieme ai loro sapori e ai loro profumi che i nostri nonni, che le hanno gustate, ben conoscevano. Di alcune rimangono solo le immagini sbiadite delle incisioni riportate dai cataloghi d'epoca, che ci danno un'idea delle loro dimensioni, forme e colori.cocomero2Come quelle che ho trovato sui cataloghi di una storica casa produttrice di sementi italiana: Sgaravatti di Padova. Nel catalogo del 1937 riportava questa descrizione per "l'anguria Romagnola": "Varietà rinomata per la sua polpa succosa rossa e la sua resistenza ai viaggi. Il seme è caratteristico di colore tendente al bianchiccio con leggero bordo nerastro". Di un altro cocomero scomparso, il Gigante di Fontarronco, di che viene radiato dagli elenchi delle sementi ammesse alla vendita sulla fine degli anni sessanta, il catalogo Sgaravatti del 1936 ne scrive in questi termini: "Varietà a grosso frutto, polpa rossa, buccia scura; i frutti raggiungono grandi proporzioni e sono assai richiesti sui mercati". Purtroppo di queste frasi se ne possono fare solo epitaffi alla loro memoria. Questa perdita di varietà delle piante coltivate è un danno per la biodiversitá ed è definita con il termine tecnico di "erosione genetica".Questo fenomeno di degrado ambientale è gravissimo perché colpisce le risorse della genetica delle piante alimentari da cui dipende la sopravvivenza dell’uomo. Attualmente il 95% dei cibi dell'umanità è ricavato da appena 30 specie di piante. Se di queste perdiamo la loro variabilità genetica, e quindi la loro possibilità futura di adattamento ai cambiamenti climatici e ambientali in atto, miniamo la stessa possibilità di esistenza della nostra razza che si nutre di esse. L'aumento della salinità dei suoli, l'incremento delle radiazioni ultraviolette dovuto all'assottigliamento dello strato di ozono, la presenza di sostanze inquinanti nell'aria e l'insorgenza di malattie dei vegetali più virulente, richiedono la ricerca e l'adozione di varietà più forti e resistenti.cocomero1Le genetiche degli antichi ortaggi, degli ecotipi locali e dei loro parenti selvatici, sono ricche di queste resistenze che aspettano solo di essere studiate e sfruttate. Le nuove sementi selezionate e ibride stanno infatti manifestando debolezze genetiche intrinseche, che si esprimono nella loro incapacità di resistere o di adattarsi agli stress climatici, ambientali e al manifestarsi di attacchi di malattie vegetali. Ma l'erosione genetica, che ha colpito duramente i nostri cocomeri italiani del passato, è ancora all'opera sotto gli ignari occhi di tutti. Sono tante infatti le varietà di usuali ortaggi, come pomodori, patate, lattughe, melanzane e altri, minacciate da estinzione se qualcuno non interverrà con azioni di preservazione. Ogni anno non passa senza vedere le vecchie varietà di ortaggi scomparire gradualmente, abbandonate e non più riprodotte dalle ditte sementiere, sostituite, per ovvi motivi di tornaconto economico, da varietà ibride o, peggio, da varietà manipolate geneticamente le cui sementi hanno un costo maggiorato di 10-15 volte.Sono da auspicarsi anche qui in Italia azioni di recupero simili a quelle che Kent Whealy ha compiuto nel Nord America, che permettano di salvare e conservare in vita queste antiche varietà locali, proteggendo così una grande ricchezza di risorse genetiche indispensabili per il futuro dell'agricoltura. Se fossero state compiute nel passato, oltre ad essere azioni di grande valenza ambientale, avrebbero oggi offerto a tante persone, agricoltori professionali come me o semplici appassionati di orto famigliare, il piacere di imbattersi ancora con delle autentiche antiche Romagnole, proprio come quelle di una volta. Angurie, naturalmente.