Il nostro no all'EXPO 2015

Inviato da Alberto Olivucci | 19/11/2014 | 3391 Letture | Tags: Agrobiodiversità

Questo articolo rapprenta la decisione dei consiglieri di Civiltà Contadina di non partecipare a EXPO 2015 e ne spiega le ragioni. L'estensore, Margarita Teodoro, vi ha espresso le sue opinioni de dei fatti documentati.

I salvatori di semi di Civiltà Contadina ed Expo 2015, alcune riflessioni


Questi ultimi mesi hanno visto, e non era mai capitato così di frequente, la città di Milano, alcuni suoi quartieri in particolari ma anche alcune strutture di collegamento importanti come la stazione Garibaldi, altre ancora del metrò, sott'acqua. Il Lambro ed il Seveso sono esondati più volte con il corollario di danni e macerie immaginabili. Il resto del territorio lombardo ha subito anche di peggio, frane e smottamenti, il lago di Como esondato, il centro storico minacciato dall'acqua.


Tacciamo, sono cose che si sono lette sui giornali, viste alla tv su quello che ha toccato Genova, due volte, lo Spezzino, Carrara e mille, mille altre località, ovunque, in Italia.


Un governo sapiente del territorio implicherebbe una cura maniacale per ogni spazio verde: solamente le montagne, le colline, ricoperte da un manto verde o coltivate saggiamente, gli alvei dei fiumi ben ripuliti, non ingombri di rifiuti, o, peggio ancora, cementificati possono garantire un corretto e non disastroso deflusso delle acque ed evitare le centinaia di morti, in questi ultimi anni tanto frequenti da non fare quasi più notizia, che dobbiamo contare all'indomani di ciascuno di questi nubifragi diventati cosa normale.


Queste riflessioni per parlare di Expo 2015 “Energia per la vita. Nutrire il pianeta” che si terrà a Milano il prossimo anno. Ne parlo da Lombardo. Innanzitutto, visto che Expo la finanziamo noi, con le nostre tasse, il comune di Milano le ha alzate appositamente, mi verrebbe da dire se questi soldi non sarebbero meglio stati investiti nella difesa idrogeologica del nostro suolo così vulnerabile.


Si parla di “crisi, il governo nazionale, la UE, tutti si sbracciano a parlare di spending review, di patto di stabilità ed invece, per questa Expo si sono trovati centinaia di milioni di euro.


Questa è una considerazione che alla luce dei fatti relativamente al sito di Expo ed alle opere ritenute necessarie come infrastrutture connesse, tangenziali, strade ed autostrade, va proprio nel senso di cementificare ulteriormente la nostra regione: 1800 ettari da seppellire sotto asfalto e cemento. Ovvero, le prossime esondazioni, così stando le cose, troveranno un territorio ancora meno permeabile e Milano e gli altri comuni dell'hinterland troveranno il Lambro ed il Seveso ancora più padroni di esondare dappertutto.


Non volendo andare a cercare la scarsa pulizia degli appalti, infiltrazioni di 'ndrangheta e criminalità dimostrata dalle numerose inchieste della magistratura, fin dentro i piani più alti della Expo. Andiamo poi a scoprire le carte di questa Expo. Ci promettono che questa sarà una vetrina per le eccellenze italiane del cibo e della gastronomia. Sarà, ma l'acqua di Expo, previo un appalto già vinto, sarà appannaggio di Nestlè, tramite la sua controllata italiana San Pellegrino, non dunque l'acqua del rubinetto, l'acqua del comune come aveva promesso il sindaco Pisapia, e che abbiamo difeso dalle grinfie dei privati con il referendum dello scorso anno. La stessa Nestlè oltre ad essersi accaparrata la gestione dell'acqua ha anche il monopolio del padiglione svizzero con una megastruttura che, se nelle intenzioni dei progettisti, dovrebbe far riflettere sui limiti del consumo, nei fatti si tratta di un invito a dilapidare il più possibile. Di cosa si tratta? Non è un giallo e ve lo sveliamo: un marchingegno farà abbassare due o più torri man mano che il pubblico svuoterà il loro contenuto. L'ingresso ad Expo si paga e quindi le bottigliette d'acqua, le barrette di cioccolato, le rondelle di mele, le miniconfezioni di caffè distribuite gratuitamente saranno certamente assaltate dai consumatori che potranno prenderne a volontà. Come capolavoro di greenwashing siamo al top se non al surreale: si invitano i visitatori a prendere e questo dovrebbe farli riflettere sui limiti della cosa... Non dimenticando che Nestlè è stata posta sotto inchiesta dall'Organizzazione mondiale della sanità per la sua politica per aver spinto l'uso del suo latte in polvere nei paesi del terzo mondo. In questo modo Nestlè si rifà il look. Expo: nutrire il pianeta, perfetto.


Se aggiungiamo a questo la presenza nel padiglione USA della Du Pont, multinazionale statunitense che, con la sua controllata Pioneer, è tra le maggiori produttrici di Ogm al mondo, della Coca Cola che nel Salvador ha ipotecato l'uso dell'acqua potabile usurpandolo ai contadini, abbiamo un quadretto idilliaco, si fa per dire, di come si voglia “Nutrire il pianeta” e, mettendoci dentro la General Electric, principale costruttrice di centrali nucleari al mondo, finanziatrice maggiore del padiglione Usa, sappiamo pure che tipo di “Energia per la vita” intendono utilizzare. “Energia per la vita. Nutrire il pianeta” certamente sono slogan accattivanti, il pubblico viene sapientemente indirizzato verso falsità che abbiamo smascherato una ad una, gli Ogm non nutrono il pianeta e persino un filo-Ogm come Umberto Veronesi ha dovuto ammettere che “Si, gli Ogm sono un pericolo oggettivo per la biodiversità”. Grande, il nostro Umberto, se si seminano milioni di ettari in Argentina, in Brasile, negli Usa, in Brasile con una ed una sola specie, come si può mai avere la faccia tosta per parlare di “biodiversità”? Ci vorrebbe una bella faccia tosta per dimostrare che gli Ogm la favoriscono. In data 16 novembre, sul Corriere della sera, un illuminante articolo, un bel servizio da Hannover, ove si tenne la prima Expo dopo la II guerra mondiale, ebbene anche lì il titolo, lo slogan era “ Uomo. Natura. Tecnologia. Un mondo nuovo sorge.” Alla faccia!, commenta l'articolista, in quell'area, ora, degrado, topi, sporcizia, edifici abbandonati e preda di tossicodipendenti e periodicamente in fiamme, anzi, proprio il più ecologico, il padiglione olandese, una sorta di avveniristica astronave con un orto verticale di tre piani, mulini a vento su quelli superiori che davano energie al tutto, ebbene, proprio questo superecologico padiglione è diventato un mostro, una schifezza immonda e lercia. Ogni tanto va a fuoco e i pompieri locali ci si sono abituati. La perdita netta, pagata dai contribuenti tedeschi fu di un miliardo di euro.


Voi pensate che la nostra italiana Expo si risolverà con qualcosa di meglio?


Noi crediamo di no, noi crediamo che la foglia di fico rappresentata dalle belle parole, dalle nobili intenzioni sia stata già abbondantemente smentita dai fatti. Le infiltrazioni mafiose, i rifiuti tossici scoperti sotto le infrastrutture connesse ad Expo, la presenza, preponderante delle multinazionali che sono, esse proprio, causa di fame e carestia nel mondo, non ci permettano di prender parte in maniera alcuna a questo evento anzi a contrastarlo e denunciarne le bugie, le menzogne propinate ad ogni piè sospinto dai ben pagati comunicatori. Saremo impegnati in altro. A salvaguardare la biodiversità nei nostri orti, ogni giorno, anche nel 2015, per Civiltà contadina “Anno del girasole”, pianta bene augurante, i girasoli, infatti, hanno la proprietà di purificare i terreni contaminati e quelli di Expo lo sono, certamente. Chi si è accodato, come Slow Food, se ne assuma le responsabilità.


Noi non possiamo mangiare da una tavola milionaria e tossica, non possiamo sedere ove siedono multinazionali del nucleare e degli Ogm, con costoro nulla abbiamo a che spartire. Non ci vogliamo contaminare. Non ci interessa. A quella tavola non ci sono cibi genuini, si pranza e si banchetta a spese di chi ha fame, si progettano aperture agli ogm e si prefigurano operazioni sporche che minacciano di annientamento la nostra vera risorsa nazionale, i nostri semi rurali, le nostre buone pratiche agricole. Non ci stiamo. Non possiamo starci. Noi non possiamo che parlare con lingua dritta, una lingua che da 10.000 anni, da quando gli uomini hanno appreso la meraviglia della riproduzione dei semi, ripete il suo miracolo ad ogni stagione. Expo 2015 passerà. I nostri buoni semi non passeranno.


Le fonti di quanto affermato sono i quotidiani “Corriere della sera”, “Il Sole 24 Ore”, il mensile “Altreconomia”