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Inviato: 1/2/2012 1:17:28
#1
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Iscritto il: 2002/6/20 11:53 | Da: I paesi della scapigliatura lombarda | Messaggi: 993

Dalle mie parti si dice a cella, per i pochi olivi che ci sono sui laghi o sui versanti a sud di valli e colline, copreso Oltrepò, l'innesto dipende molto dalla grossezza e dall'età della pianta, non ho mai visto innesti su piante vecchie >7-10 anni. Si fanno adesso molti innesti a clips o a cip budding o scheggia ma sempre protetti dalla cella sotto corteccia. Credo che cew ne siano alche a triangolo sulle piante giovani >2-3anni. Altri sistemi sono poco utilizzati o in via di rivalutazione. La tradinione e gli innesti fatti in campo sono quelli a cella o cip-cella con gemma o marzetta, in piantonaio viste anche le cure e le protezioni si può osare anche qualche altro metodo, molte farietà ed in genere l'olivo è rognoso come attacchimento, niente a confonto delle talee in radicazione, ecco perchè si ritorna al seme o ai sistemi più moderni, a seconda di quello che si vuole, mi raccomando la sanità delle marze e dei portainnesti perchè anche nell'olivo ci sono nuovi ritorni di vecchi e locali problemi di fitoplasmi e virosi poco note e osservate. in generale è sempre meglio partire col piede giusto o comunque consapevoli.


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"Produrre è progredire,
Conservare è vivere, l'immortalità ha le sembianze della scienza e il passo della poesia.
Nelle piante vi è sempre un uomo." D.B.S.
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Inviato: 1/2/2012 1:03:51
#2
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Iscritto il: 2002/6/20 11:53 | Da: I paesi della scapigliatura lombarda | Messaggi: 993

La benzina ecologica è la benzina ALCHILATA è prodotta da vera sintesi chimica e quindi non ha i problemi della raffinazione, gli idrocarburi prodotti sono tali da evitare i problemi della verde e degli additivi(benzene) non fa fumo, pochissimo e chiaro, certamente è il costoil discriminante e la resa, rende molto nei piccoli motori e dove si hanno problemi di fumi e corrosione o croste nella camera di scoppio.


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Inviato: 1/2/2012 0:59:27
#3
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Iscritto il: 2002/6/20 11:53 | Da: I paesi della scapigliatura lombarda | Messaggi: 993

La fresa, qualunque essa e tipo sia è un attrezzo di difficile uso per molti problemi e per la ristrettezza delle condizioni del terreno per l'uso, certamente è sbrigativa ma i terreni devono essere sempre in tempra. Io preferisco...se devo fare le lavorazioni tradizionali la vanga(vangatrice) o l'aratro sempre che il terreno sia sufficiente nel piccolo poco più 100mq e superiore all'ettaro 10000mq. in biologico tecnicamente sono usati tutti i tipi di preparazione del letto di semina, spetta poi una valutazione agronomica sulla miglior scelta.


Per ovviare a molti problemi che la fresa standard ha, compleso il consumo delle zappette e del carburante, oltre lo sforzo, ci sono in commercio frese con alberi rotanti particolari e muniri di zappette e vari utensili sagomati a rombo, triangolo o a denti che variano la velocità di rotazione (evitando lo spolvero dei colloidi e la polverizzazione del terreno), ciò rende piùadattabile e flessibile l'attrezzo anche in condizioni del terreno distanti dalla tempre perfetta e senza creare suole. Anche se l'uso continuato della fresa in generale crea sempre suola, per ovviare senve una lavorazione profonda ogni tanto che sia ripuntatura (non rivolta la zolla) o un'aratura profonda o il letto profondo.


Il dente dopo la fresa non dà grandi vantaggi. Con tanto terreno comunque è meglio un trattorino perchè è più sicuro, ergonomico e molto flessibile, si possono attaccare tutti gli attrezzi tenendo presente il peso e la potenza, quelli attuali sono ottimi snodabili con raggi di sterzo molto stretti, la sicurezza a norme 81/2007 e 626/97 non ha prezzo.


I motocoltivatori in genere danno problemi di sicurezza ed ergonomia (vibrazioni) specialmente se sono grossi e potenti di cilindrata sono pesanti da gestire nonostante il miglioramento in peso dei motori che per grosse potenze sono sempre diesel. Molti parametri sono ormai a norma, basta scegliere la ditta giusta e un buon manutentore, la manutenzione soprattutto l'ingrassaggio è fondamentale sulle frese oltre alla sostituzione delle parti lavoranti a contatto col terreno.


Le frese diciamo "a rispetto del suolo" non sono di serie e sono fatte da piccole aziende ma sempre omologate, purtroppo per il momento le ditte, i nomi di queste aziende mi sfuggono ma provvederò a breve di pubblicarle poichè sono le uniche che da anni si occupano del problema.


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Inviato: 9/10/2011 19:29:41
#4
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Iscritto il: 2002/6/20 11:53 | Da: I paesi della scapigliatura lombarda | Messaggi: 993

Ci sono moltissimi che sono favorevoli all'agricoltura integrata e non è detto che l'uso di certi prodotti se al momento giusto non fa male, ad esempio sul riso, basta poco per non avere reddito e non si può non trattare.  Serve comunque anche nel biologico avere gli strumenti giusti e tarati per l'uso essere consci e informati su quello che si fa.


Per la bruciatura concordo,solo che i comuni non badano a distinzioni e con la magra che c'è non vedono l'ora dielevare verbali un pò come si fa con gli autovelox. Il prblema è che la gente brucia ramaglieeverdi con bassa pressione e vicino alle case, quindi è un atteggiamento sbagliato non rispettare le distanze e i focolari, molto spesso sono partiti incendi boschivi dell'incendio delle stoppie.


Regioni come trentino e toscana hanno precise direttive è vero che con il compostaggio...fatto nei centri e nelle celle di ossidazione bioclimatiche (trentino) si può gestire al meglio anche grossi problemi come gli scopazzi delle pomacee il problema è il resto dell'Italia che non ha ancora ne centri di compostaggio all'avanguardia ne raccolta differenziata a sostegno dell'uso e del recupero delle biomasse vegetali e che gestiscono la risorsa come rifiuto o come oggetto di ricatto minacciando sanzione senza un'alternativa.


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Inviato: 8/10/2011 2:28:25
#5
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Iscritto il: 2002/6/20 11:53 | Da: I paesi della scapigliatura lombarda | Messaggi: 993

Qualsiasi metodo fisico è buona cosa ma è sempre meglio prevenire con zanzariere e locali asciutti, granella asciutta e secca meglio i contenitori spessi di plastica o metallo indeformabili e impenetrabili, meglio ancora se a tenuta ermetica (qualora si usi anche la sola e banale anidride carbonica- pezzi di ghiaccio secco) . Buona cosa è il calore e il freddo che però per i punteruoli o Sythophilus deve essere molto bassa con i semi molto secchi e asciutti e per lungo tempo perchè sono insetti estremamente resistenti che danno filo da torcere nonchè prolifici e molto, molto invasivi. Sono insetti che preferiscono l'orzo e che camano bene anche in campo e spesso si diffondono con trebbie e mietitrebbie o con i magazzini e ripostigli non bonificati o con granelle infestate, essendo molte specie prive di ali funzionanti.


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Inviato: 8/10/2011 2:17:58
#6
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Iscritto il: 2002/6/20 11:53 | Da: I paesi della scapigliatura lombarda | Messaggi: 993

Un saluto a tutti,


a dire il vero la norma nei codici nazionali e locali c'è sempre stata, soprattutto per limitare la bruciatura delle stoppie di riso e grano in Piemonte-Lombardia e Sicilia che hanno creato tantissimi problemi e incidenti alla viabilità. Ha degli indubbi pro e contro, non dico perchè io stesso ne sono un praticante come tantissimi altri. Si citava il Trentino ma anche la Toscana ha precise normative che restringono la bruciatura e i fornelli in campo aperto a problemi fitosanitari, in pratica la legge è derogata solo per bruciare parti affette da fitoplasmi e virus (Flavescenza e legno nero o la malattie degli scopazzi o batteriosi gravissime come quella del kiwi e erwiria delle pomacee). Molto spesso l'ultima parola la ha il singolo comune, Polizia locale o Vigili urbani qualsivoglia.


E' la solita legge a interpretazione e stride con un sacco di altre normative è un vero ginepraio e con la regionalizzazione è un vero caos nazionale a cui partecipano arrivamente i comuni che spesso non sanno o fan di tutto per batter cassa con le multe. E' il caso che per conoscenza di tutti si possa interpretare un giurista perchè è la babele.


Si potrebbero brucire se e solo se fossero il areee e fornelli confinati. Certamente con le moderne caldaie e centrali a biomassa nulla nadrebbe buttato e soprattutto sarebbero abbattute le polveri sottili p.m.> o uguale a 10 micron responsabili del grosso dell'inquinamento da combustione libera a temperature del fuoco sotto i 500C°. Non è una stupidata renderis conto che il gesto più antico del mondo è quello che paradossalmente produce più polveri sottili di auto e caldaie a gasolio. Per i trattori direi che forse attulmente sono le macchine più evolute in ambito ambientale, soprattutto se si considera la potenza. Il caso di Milano è emblematico e davvero paradossale, le fonti di polveri sono tantissime e inpensabili senon fossero monitorate. Ci sono articoli di qualche anno fa in materia su "Vita in Campagna".


Da buoni coltivatori bisogna considerare meglio la sostanza organica perchè chi brucia perde parecchio in azoto e zolfo basificando e vetrificando o schoccando i terreni col calore, molto spesso è meglio tritare e dare una buona mano di azote e liquame o meglio ancora riciclare a lettiera. I vecchi non avevano tutti i torti ma chiaramente è meglio bruciare le parti gravemente malate o le infestanti.


Spero di contribuire e aggiungermi profiquamente a questa sentitissima causa.


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Inviato: 9/8/2011 18:09:59
#7
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Iscritto il: 2002/6/20 11:53 | Da: I paesi della scapigliatura lombarda | Messaggi: 993

Vale anche per pugne, albicocche, pere, mele, cigliegio, rosacee in generale.


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Inviato: 9/8/2011 18:08:21
#8
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Iscritto il: 2002/6/20 11:53 | Da: I paesi della scapigliatura lombarda | Messaggi: 993

Posso aiutarti molto alla carlona, perchè un conto è essere sul posto e guardarsi intorno, un'altro è vedere le immagini, è sempre tutto abbastaza sbrigativo sommario.


Sono tutte malattie molto comuni tramme per i fagioli e fagiolini, sono dei sintomi di seccume che possono essere dati da trauma meccanico, cioè temporali o lavorazioni colturali o anche il semplice passaggio che gratti o rompa le foglie senza spaccarle, poi il resto lo fa il vento e l'abbassamento di umidità che disidrata i tessuti rovinati e accartoccia le parti, può sembrare anche salinità o colpo di nutrienti, un'eccesso si sali o concime, specie se si utilizza la pollina.


Il cavolo cappuccio è inequivocabile, sono la botrite (Botrytis cinerea) e i marciumi molli da un batterio, Erwiria carotovora, questi si associano ad annate caldo umide e a traumi compresi le morsicature di insetti come la cavolaia o la Putella xylostella o tignola dei cavoli che è una farfallina microscopica, ma anche nottue e lumache ce ne mettono del loro a diffondere il batterio, la botrite è ubiquitaria. In linea di massima si utilizza il rame, solo l'ossicloruro e si cerca di non toccare le piante e di raccoglierle e consumarle al più presto con dovute accortezze di non manipolarle e conservarle troppo, va fatta un'attentissima lotta agli insetti e alle lumache , dato l'estrema sensibilità alle ferite è meglio usare subito il piretro alla sera-notte perchè funziona anche per asfisia e evita l'ingestione e l'azione per ingestione, magari ul prodotto come lo Spinosad o il neem che sono fagodeterrenti e il derivato del neem Azadiractina è anche un buon funghicida. Si possono mescolare avendo l'accortezza di inacidire l'acqua prima di miscelare e di sruzzare bene e tutta la pianta compreso il colletto alla sera meglio con aceto e acido borico, che si compra in farmacia e ha effetto concimante integrando il boro che è un microelemento essenziale per le brassicacee.


Le pesche è la Monilia fruttigena, ormai è troppo tardi per la lotta, bisogna raccogliere tutto comprese le mummie o frutti rinsecchiti e i rami secchi bruciandoli subito, verso fine settembre si incominceranno i trattamenti con prodotti a base di rame senza una specifica preferenza, due-tre trattamenti fino all'inverno prima e dopo la caduta delle foglie, potando rami secchi, malati, troppo deboli ed erbacei, svuotando il centro della pianta e raccorciando il più possibile i rami. Il rame va spruzzato bene su tutta la pianta e le foglie cadute allontanate il più possibile vanno compostate subito o bruciate, se compostate è bene miscelarle a materiali molto ricchi di azoto e messi in posti caldi affinche si decompongano al meglio e prima possibile. I trattamenti autunnali alleviano molto la monilia e combatto soprattutto la bolla e il corineo o impallinatura delle foglie.Purtroppo la moniglia è sempre presente ed è spesso veicolata sui frutti e nei rami da insetti, ed il pesco ne ha tanti con apparato masticatore in grado di ferire ui tessuti come la cidia del pesco, anarsia, la mosca della frutta, i calabroni-vespe, Nottue, lumache anche molti cimici e cicaline con punture possono inocularla, le afidi con le loro feci possono far colonizzare il frutto dall'esterno mantenendo un velo di zuccheri e umidità sul frutto insieme a nerume e fumaggine.


La monilia ha poi una lotta primaverile ed estiva ma mai risolutiva e molto spesso con esiti additivi mortali o fortemente indebolenti se entra in profondità nei rametti.


E' estremamente favorita dal vigore delle piante dall'azoto e dal clima piovoso, freddo e umido che la favorisce in primavera già subito in fioritura sul fiore e sull'ovario. E' buona cosa iniziare subito a settembre con il rame e poi una buona pulizia e potatura sono un viatico ad una primavera più leggera ma pur sempre degna di attenzione e non priva di trattamenti perchè si perde sia il frutto che la piante e perchè si possono combattere più funghi con i pochi prodotti che si hanno nel trattamento bio. Altri prodotti è preferibile farli di primavera fino a poco prima della raccolta ma è bene partire presto e già a settembre per il futuro raccolto. Il pesco in vegetazione è molto sensibile a vari prodotti compreso il rame se a forti dosi e ripetuto, soprattutto con forti umidità e temperature alte già in primavera però lo si riesce a miscelare con molti altri prodotti avendo così una funzione complementare e polivalente.


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Inviato: 24/7/2011 2:22:24
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I soliti problemi di traduzione e di cultura, premetto che l'uso dei trifogli in generale in Italia è antichissimo, dipende dai terreni e dalle esigenze. Se hai bisogno di un bel grosso sovescio i trifogli non sono il massimo, Se vuoi un copertura vegetale forte e che duri uno o due anni il migliore è il trifoglio violetto o Trifolium pratense che puoi seminare puro o tra le coltivazioni-consociato, il metodo migliore è a seconda della stagione usare queste tecniche con i trapianti e non tanto con le semine soprattutto con quegli ortaggi a grande spaziatura poi dipende dalle zone. Il trifoglio bianco o ladino è perenne ed è tipico dei terreni acidi, molto stolonifero e invasivo ma nessun sistema è privo di infestanti in quanto molte graminacee si trovano benissimo nel trifoglio e molti ortaggi no.


In Italia il periodo migliore della semina di tutti i trifogli pluriannuali, quelli che durano più di due anni è la primavera da metà febbraio fino a meggio soprattutto se è una annata fresca e piovosa.


Ci sono poi molti trifogli annuali che si possono seminare da settembre a fine ottobre non oltre.


I migliori per consociare ad ortaggi e cereali sono il trif. Pratense e il Sotterraneo che è molto resistente a calcare e siccità, Il trifoglio persiano e Alessandrino sono ottimi da sovescio a semina autunnale. Il trifoglio bianco è ottimo per essere consociato per erbai da sovescio o da foraggio su suoli umidi e acidi o pe rcopertura del suolo per più di due anni.


Sono specie che dopo il primo anno diventano soffocanti in generale ma non prive di infestanti e da sfalciare e triturare dopo la fioritura pena la perdita di sostanza secca e azoto oltre che di biomassa e cpertura del suolo. Si può seminare subito in primavera e poi tapiantare ortaggi come pomodori ad aprile maggio, o traseminare il pratense o il sotterraneo dopo un mese dai trapianti.


Attenzione massima ai parassiti che hanno in comune con quasi tutti gli ortaggi, comunque sono piante che raggiungono ei 50cm per il pratense ma anche per molte varietà di trifogli annuali, il bianco o ladino rimane più basso tranne il gigante e il lodigiano, i trifogli nani non sono molto utili.


Dipende dalle esigenze la loro funzione che è quella di coprire il terreno e produrre biomassa è svincolabile dal produrre azoto, ci sono molte piante capacissime di intercettare nitrati e azoto senza produrlo con risparmi e protezione delle falde acquifere soprattutto in autunno e primavera, bisogna accoppiare bene le specie tra aggressive, non aggressive e tolleranti, megli ancora traseminarle in ortaggi a fine ciclo. Per questo ci sono la Facelia e il Loietto italico che sono ottimi e indifferenti a patogeni orticoli ma sono abbastanza aggressivi e sono da seminare su piante alte ma hanno il pregio di essere annuali ed essere seminabili sia in autunno che in primavera, ribadisco che comunque dipende dal clima e dalle singole varietà o ecotipi.


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Inviato: 27/4/2011 15:19:26
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Iscritto il: 2002/6/20 11:53 | Da: I paesi della scapigliatura lombarda | Messaggi: 993

Molto spesso si è cercato le varietà produttive per un semplice fatto statistico, con più prodotto è meno incidente il danno o il prodotto deprezzato.


Nella pratica è impossibile trovarsi di fronte alla varietà rustica o resistente, insomma un hailander, anche perchè i patogeni o mutano o si adattano in un equilibrio anche strano. Il caso delle mele è emblematico sia in quantità che in resistenze, molto spesso si è obbligati a piantare varietà delicate poichè possono essere ottimi impollinatori e aggirare il problema delle sterilità e delle poliploidie alla fecondazione.


Il problema della biodiversità è alquanto più complesso di quanto è descritto semplicemente in maniera economica, mercatistica o agronomica. Molto spesso è vero che molte varietà ottime, antiche, tendenzialmente adattabili, passabili, non hanno diffusione per mancanza di materiale di replicazione e di informazione aldilà della pubblicità e del marketing visto che in questi anni si stanno riprendendo vecchie glorie.


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