Silenziosamente,
senza farsene un vanto, a proprie spese adottano e coltivano nei loro
normali orti delle piante che altrimenti avrebbero rischiato la
completa estinzione, conservandone i semi per ridistribuirli alle
future generazioni: queste persone di genere un po' speciale sono
chiamate con il nome di seed savers, salvatori di semi. Ma ciò
che
rende la loro azione degna di speciale considerazione è che non
si
stanno occupando di curiosità botaniche conosciute da pochi
specialisti
o di piante provenienti dalle mitiche foreste vergini. Il loro impegno
è piuttosto rivolto a salvare dei vegetali molto più
comuni e sotto gli
occhi di tutti come patate, pomodori, peperoni, lattughe, cavoli,
legumi, cereali e altri, usati dall'umanità come cibo. A rischio
la
biodiversità Se sia possibile che questi ortaggi possano
rischiare
l'estinzione non è certo in discussione e, senza dubbio, li
continueremo a vedere sulle nostre tavole ancora a lungo. A rischiare
invece di estinguersi per sempre è la biodiversità delle
loro varietà,
soprattutto di quelle più antiche e di quelle tradizionali dei
popoli
nativi che, assieme a quelle uscite dalla produzione e non più
rimoltiplicate dalle ditte sementiere, senza i seed savers sarebbero
condannate a scomparire.
senza farsene un vanto, a proprie spese adottano e coltivano nei loro
normali orti delle piante che altrimenti avrebbero rischiato la
completa estinzione, conservandone i semi per ridistribuirli alle
future generazioni: queste persone di genere un po' speciale sono
chiamate con il nome di seed savers, salvatori di semi. Ma ciò
che
rende la loro azione degna di speciale considerazione è che non
si
stanno occupando di curiosità botaniche conosciute da pochi
specialisti
o di piante provenienti dalle mitiche foreste vergini. Il loro impegno
è piuttosto rivolto a salvare dei vegetali molto più
comuni e sotto gli
occhi di tutti come patate, pomodori, peperoni, lattughe, cavoli,
legumi, cereali e altri, usati dall'umanità come cibo. A rischio
la
biodiversità Se sia possibile che questi ortaggi possano
rischiare
l'estinzione non è certo in discussione e, senza dubbio, li
continueremo a vedere sulle nostre tavole ancora a lungo. A rischiare
invece di estinguersi per sempre è la biodiversità delle
loro varietà,
soprattutto di quelle più antiche e di quelle tradizionali dei
popoli
nativi che, assieme a quelle uscite dalla produzione e non più
rimoltiplicate dalle ditte sementiere, senza i seed savers sarebbero
condannate a scomparire.
I SEED SAVERS
NEGLI USA

Sono
migliaia le varietà di ortaggi recuperate e tenute in vita dai
seed
savers: oltre ventimila quelle salvate dall'associazione americana Seed
Savers Exchange www.seedsavers.org
, che opera dal 1975 e che, con oltre 8.000 soci, è sicuramente
il
gruppo più attivo e meglio strutturato del pianeta. Il loro
annuario,
un volume di 500 pagine in carta riciclata stampate con inchiostro di
soia, permette ai soci di entrare in contatto fra di loro per
scambiarsi i semi delle piante mantenute in vita e
contiene rari tesori della genetica vegetale: oltre 5.000
varietà di
pomodori, provenienti da tutto il mondo, di tutte le forme e toni di
colore bianco, giallo, arancione, rosso e violetto; i mais multicolori,
i fagioli e le zucche delle tribù native americane; 400 diversi
tipi di
meloni di cui la maggior parte antichi almeno di un secolo; 1.200
peperoni di cui una parte provenienti dalle culture amerinde
precolombiane; e ancora 850 tipi diversi di lattughe, 900 di piselli,
135 di melanzane, 150 vecchie varietà di girasole, una
collezione di
200 tipi di aglio e l'elenco sarebbe ancora molto lungo.
In una fattoria in legno costruita appositamente nello stato dello
Iowa ha sede il loro quartier generale con i suoi uffici, la sua banca
semi, una fornitissima biblioteca e, naturalmente, 12 orti conservativi
coltivati con metodo organico dove ogni anno vengono moltiplicati in
purezza i semi di almeno 2.000 varietà. Durante l'estate questo
luogo diventa un parco aperto al pubblico
per mostrare la biodiversità dal vivo. Sono migliaia i
visitatori che
possono accedere al percorso organizzato all'interno della fattoria e
vedere oltre agli orti, il frutteto storico che conserva 700 diverse
specie di mele del 1800 più 200 varietà di uva e il
recinto dove sono
ospitati alcune decine di capi di una razza di bovini bianchi,
estremamente rara e antica, chiamata White Park. Sempre in estate
vengono organizzati dei corsi per i seed savers che vogliono imparare
le tecniche di coltivazione biologica e di conservazione dei semi e
anche dei momenti di convivialità, con musica e danze popolari.
Seed
Savers Exchange, pur essendo un'associazione non lucrativa, riesce ad
autofinanziarsi pienamente grazie alle quote associative e alle sue
attività. A causa invece della dipendenza dai finanziamenti
pubblici,
le banche semi istituzionali rischiano spesso di disperdere il loro
patrimonio genetico conservato nei frigoriferi, minacciate come sono
dai tagli alla spesa operati dagli stati impegnati a risanare i loro
deficit sempre in aumento. Seed Savers Exchange invece potrà
conservare
in vita i suoi preziosi e antichi ortaggi a tempo indefinito grazie
alla rete di membri che sono coinvolti in questa operazione di
salvataggio genetico della biodiversità. Ognuno di essi adotta
almeno
una pianta e con una piccola quota associativa, che gli dà
diritto a
ricevere il catalogo e altre due pubblicazioni semestrali, rende
possibile il futuro all'associazione.
IL SEED SAVERS' NETWORK IN AUSTRALIA

Sulla scia dell'esempio dato da questo movimento spontaneo altri ne
sono sorti altrove. È il caso di Seed Savers' Network www.seedsavers.net,
il progetto nato in Australia, che cura la collezione e la
conservazione dei semi della cultura indigena e degli ortaggi importati
nel continente dagli emigranti. È stupefacente infatti scoprire
quante
antiche varietà italiane sono state recuperate presso quelle
famiglie
che per generazioni hanno continuato a coltivare gli ortaggi dei loro
avi emigranti e che oggi sono offerte nelle newsletters
dell'associazione, quando in Italia di molte di queste non si trova
più
traccia. Ma degno di ammirazione è soprattutto lo sforzo
compiuto da
questa organizzazione nel conservare e ridistribuire alle popolazioni
native i semi dei cibi della loro cultura. Un tempo misconosciuti o
disprezzati dagli europei e abbandonati dagli indigeni a favore di
quelli importati dai colonizzatori, grazie al progetto Hands-on-Seeds,
questi cibi sono tornati di moda e sono entrati nei menù dei
ristoranti, similmente a ciò che è successo in Italia per
il farro, e
negli orti di oltre 1.500 scuole di base affinché le generazioni
più
giovani degli indigeni possano ritornare a coltivarli per il proprio
sostentamento e per un mercato in espansione. Questa organizzazione
cura anche una banca semi che conserva 5.500 varietà, un sito
internet
e un circuito di scambio semi fra i seed savers associati.
LA SITUAZIONE IN EUROPA
Anche
in Europa esiste una nutrita presenza di gruppi nazionali di seed
savers: abbiamo i guardiani dei semi del Henry Doubleday Research
Association nel Regno Unito, Arche Noah in Austria, il gruppo VEN in
Germania, CEIDER in Spagna, SAVE in Svizzera che si occupa anche di
conservazione animale, Sesam per i semi dei paesi Scandinavi, Court of
Eden che opera per i Paesi Bassi e, infine, l'associazione dei Seed
Savers irlandesi molto impegnata anche sul fronte delle vecchie
varietà
di alberi da frutto, senza citarle tutte.
I SEED SAVERS IN ITALIA
In
Italia è presente Civiltà
Contadina, un'associazione dedita a progetti di
recupero della cultura rurale che ha deciso di dedicare
risorse ed energie a progetti di salvaguardia di ciò che rimane
della
biodiversità del patrimonio di ortaggi e alberi da frutto
italiani.
Sono infatti molte le varietà che si sono estinte sotto la
pressione
del fenomeno dell'erosione genetica. Ecco alcuni esempi: delle 25
varietà di cocomero italiane coltivate all'inizio del secolo ne
rimane
in vita una sola, il moscadello a pasta gialla, i cui semi sono
conservati nei frigoriferi dell'orto botanico di Lucca. Le altre si
sono del tutto completamente perse, sostituite con quelle di
provenienza americana. Che sapore aveva il cocomero detto la romagnola,
molto stimato nei cataloghi di sementi del periodo anteguerra? Non lo
sapremo mai. Sono invece 33 le varietà italiane di broccolo
scomparse
senza essere state sottoposte ad alcuna forma di conservazione: che
fine hanno fatto il broccolo nero di Sicilia o quello chiamato lingua
di passero, solo per citarne un paio? E che dire delle 400
varietà di
frumento coltivate in Italia all'inizio del secolo ed ora completamente
sostituite da circa un centinaio di moderne varietà? Quante di
quelle
antiche sono ancora rintracciabili nei tabulati delle banche del
germoplasma? E che fine ha fatto la varietà di pomodoro chiamata
Re
Umberto, conosciuto in Italia e all'estero fin dalla seconda
metà del
secolo scorso, venduto fino agli anni '60 in molti cataloghi ed ora
scomparso senza lasciare traccia? Eppure da un libro dell'epoca venne
definito come uno straordinario produttore di pomodori di colore rosso
scarlatto dalla forma di uovo.
MA DOVE SONO I SEMI ANTICHI?
Spesso i migliori ritrovamenti avvengono
negli orti di anziani che non hanno mai voluto comprare le sementi
offerte dai negozi nelle bustine di alluminio e che continuano ancora a
coltivare quelle degli avi. Alle volte lo fanno per alimentare un caro
ricordo, ma più spesso perché riconoscono che il gusto e
la resistenza
alle avversità e alle malattie di questi antichi ortaggi
è superiore
che nelle varietà moderne. Ma poi c'è anche il motivo
della tradizione
gastronomica popolare locale che necessità di ingredienti
speciali i
cui semi nessuna ditta sementiera inserirà mai nel proprio
catalogo per
lo scarso interesse commerciale che rivestono, come per la carota nera
di Viterbo.
CERCASI SEED SAVERS IN ITALIA
Purtroppo la sopravvivenza di
queste rare varietà del passato, preziose perché frutto
della sapiente
selezione genetica operata nel corso di intere generazioni di
agricoltori, è strettamente dipendente dalla vita di chi le sta
ancora
coltivando. Ma che succederà quando l'anziano agricoltore
sarà
costretto dall'età a lasciare il suo orto? Chi rileverà
questa eredità?
Per questo motivo è indispensabile che anche qui in Italia
inizino ad
operare dei seed savers per cercare e salvare le numerose
varietà
locali che lentamente cedono il passo alle mostruosità
biotecnologiche
delle piante manipolate geneticamente solo per alimentare di ricchi
proventi finanziari le multinazionali dell'agrochimica che già
controllano il mercato mondiale delle sementi. Se non resteranno
più
semi antichi saremo costretti a mangiare cibi prodotti da semi
manipolati, brevettati e che pagano royalties ai loro inventori. Mentre
sto per finire di scrivere il mio pensiero va al seme di un antico
ortaggio chiuso forse in un barattolo o in un cassetto. È
arrivato fino
alle soglie del duemila passando di mano in mano per infinite persone,
acquisendo dei caratteri genetici che lo rendono unico ma sta perdendo
lentamente la sua vitalità desiderando tornare nella terra. Sta
aspettando che lo trovi un seed saver, prima di perdersi nell'oblio del
nulla. Per sempre.
Alberto Olivucci
Presidente di Civiltà Contadina


