In
Italia la vendita diretta di prodotti di fattoria stenta a decollare.
Non così in altre nazioni dove però la differenza
è stata fatta dalla
presenza di un largo movimento di idee e ideali che ha fatto da
battistrada alla larga partecipazione di agricoltori che ora vivono o
integrano il loro reddito vendendo al cliente finale.
Inoltre
purtroppo anche in Italia, come nel resto dell'Europa, ci sono leggi
che limitano questa possibilità di sopravvivenza per le
piccole aziende
agricole adducendo motivi burocratici di igiene pubblica. La vendita
diretta inoltre è l'unica possibilità per far
sopravvivere le vecchie
varietà locali e tradizionali sterminate dal mercato e
rifiutate dalla
grande distribuzione alimentare. Questi sono i motivi che ci hanno
spinto come associazioni a generare un evento per parlare di Cibo
Locale e di vendita diretta.
Nell'ambito dello stesso evento
si svolse anche un incontro di seed savers con scambio di semi e
convivialità. Qui di seguito il programma che
caratterizzò la giornata. In fondo alla pagina i links per scaricare le
registrazioni dal vivo degli interventi in mp3.
Articolo di presentazione del convegno
CIBO LOCALE E VENDITA
DIRETTA IN CAMPAGNA
Perché
un convegno per parlare di cibi incontaminati e pensare locale?
"Non
c'è nulla di esterno all'uomo che, entrando in lui, possa
contaminarlo;
sono
invece le cose che escono da lui che lo contaminano..." Gesù
Ogni
volta che si addenta un cibo ci si chiede se è buono o
cattivo. Però
attribuire al cibo qualche cattiveria è sbagliato, quanto
accusare il
gatto di essere un serial killer di topi. La funzione naturale di un
gatto è di essere un cacciatore di topi quanto quella di un
cibo è di
nutrire con gusto. Ma se i gatti cominciassero a mordere e a mangiarsi
le persone saremmo davanti all'evidenza di qualcosa contro natura, di
sbagliato e fondamentalmente di cattivo. Altrettanto succede quando un
cibo è inquinante, senza un naturale sapore e potenzialmente
dannoso
per chi lo usa. Nel caso dei gatti il cambiamento di istinto
può essere
determinato solo dal progetto di un'addestratore, malvagio killer di
umani che ne cambia la natura felina per asservirla a fini diversi da
quelli naturali. Altrettanto, se il cibo inizia a inquinare l'ambiente
e la salute, impoverisce chi lo coltiva e chi lo mangia, smette di
avere profumo, sapore e freschezza, ci troviamo di fronte alla
malvagità del progetto di cibo della attuale
civiltà, un cibo che non è
più visto come fine ma come strumento.
La
dimostrazione più evidente di questa funzione di strumento
è che il
costo vero del cibo, ovvero il costo in azienda agricola,
può
attestarsi intorno al 15% del valore finale che lo stesso cibo
avrà nel
supermercato al cliente che lo compra per mangiarlo. Il cibo
è
diventato solo uno strumento per rendere possibili altre manifestazioni
di utilizzazione del cibo stesso a scopo di lucro:
confezionamento:
quasi sempre si tratta di involucri di materiali plastici che lo
avvolgono e che devono essere avviati in discarica, che inquinano
l'ambiente quando sono prodotti, quando sono eliminati e soprattutto
rilasciano i loro detriti allo stesso cibo che contengono, come il caso
del latte infantile nel tetrapak insegna;
trasporto:
i cibi costano mediamente il 15% in più per i costi di
trasporto che,
sempre mediamente, li avviano su distanze di 1.500 km prima di arrivare
sullo scaffale di vendita, bruciando migliaia di tonnellate di petrolio
al giorno che concorrono a sporcare l'aria che respiriamo e a cambiare
il clima del pianeta;
perdita della
biodiversità:
per una commercializzazione industriale dei cibi occorrono frutti e
ortaggi il più possibili uguali di pezzatura e tempi di
raccolta, che
crescono in campi concimati chimicamente, capaci di sopportare la
frigoconservazione, di essere lavorati e confezionati a macchina e
sopportare urti e trasporti.
Sono tutte caratteristiche che le
vecchie varietà non avevano e ciò ne ha
determinato il graduale e
completo abbandono da parte dell'agricoltura. Queste varietà
antiche
però avevano il sapore, i colori, la morbidezza delle polpe
e i
profumi. Un tempo i mercati erano profumati, oggi i banconi dei
supermercati sono asettici e inodori.
intermediazione e
certificazione:
prima che il cibo arrivi al cliente finale deve seguire una tortuosa
strada di vendite susseguenti. È notorio infatti come un
supermercato
non compri mai dagli agricoltori direttamente. Passerà
quindi di mano
più volte senza una precisa ragione. Ogni passaggio deve
essere spesso,
come nel caso dei prodotti a coltivazione biologica, seguito da una
certificazione il cui costo va poi a cumularsi sul prezzo finale.
Tutto ciò non accadrebbe
se la gente potesse comprare direttamente dalla fattoria invece che dal
supermercato.
Cosa
ha cambiato il cibo? E soprattutto chi governa il cibo di oggi? Chi
è
il responsabile del cambiamento? Non lo sappiamo, è senza
volto la
regia del progetto di cibo attuale e globale. A volte le si chiamano
multinazionali e altre grandi distribuzioni organizzate. Ma se il
prodotto avesse le stesse qualità di chi lo produce, ne
portasse la sua
immagine e le stesse caratteristiche, l'identikit di chi crea i
progetti di cibo oggi è il seguente: persone insipide, che
stanno molto
tempo su un mezzo di trasporto, che guadagnano non dal fare ma dalla
gestione e speculazione, persone noiose e annoiate, senza fantasia, che
amano gli impianti frigor, che non hanno un odorato e un gusto
affinato.
Il
cibo di oggi ha molti marchi ma ha perso la faccia. Il cibo prodotto e
venduto direttamente in fattoria invece la faccia ce l'ha: è
quella
dell'agricoltore che lo coltiva e lo vende direttamente. Il
cibo con una faccia
è l'unico progetto che possa avere speranza di contrastare
il cibo
massificato, è l'unico progetto per un cibo non inquinante,
saporito,
fresco, biodiverso, remunerativo per chi lo produce ed economico per
chi lo acquista.
Di questo cibo vogliamo parlare a
Cesena organizzando un convegno su "Cibo
Locale e Vendita Diretta"
per riunire chi del cibo ne fa un fine così come lo fanno i
semi: un
seme piantato ha come scopo quello di dare altro cibo che al suo
interno ha altro seme. Per questo allo stesso tavolo riuniremo insieme
i relatori e i semi della biodiversità rurale, quei semi che
scomparsi
dai campi per lasciare il posto, nel progetto di cibo globalizzato,
agli ibridi e agli organismi geneticamente alterati, rischiano di
estinguersi nell'oblio. Di essi, per diffonderli, ne faremo scambio
gratuito fra conservatori e, a chi non ne ha fra i visitatori, ne
regaleremo qualcuno.
Alberto
Olivucci
Presidente di Civiltà
Contadina
Ecoistituto
delle Tecnologie
Appropriate
Associazione Civiltà
Contadina
Coldiretti Forlì-Cesena
Consorzio Agrario Interprovinciale
Forlì-Cesena-Rimini
col patrocinio
Assessorato all’Agricoltura
Comune di Cesena
Sabato 28 gennaio 2006
ore 9,00 - 17,00
Sala convegni - Ecoistituto delle Tecnologie
Appropriate
via Germazzo 189
Località Molino Cento a Cesena
Convegno
CIBO LOCALE
E VENDITA DIRETTA IN CAMPAGNA
… fra
certificazione e autocertificazione
Relazioni:
- Leonardo Belli (Assessore
Agricoltura - Comune di Cesena)
Socio
fondatore del GRTA-CIN, da sempre schierato a favore delle tematiche
dell'ambiente, della pace e dell'agricoltura biologica e impegnato nei
movimenti del volontariato, non è un ospite ma fa parte del
team di
associazioni ospitate nel centro dove si svolge il convegno.
Perché un convegno in
Romagna sul cibo locale
- Maurizio Pallante (Movimento
per la Decrescita Felice)
Ex
professore di lettere in pensione da anni lavora per la diffusione
dell'idea che prima di produrre anche in maniera giusta e naturale si
riducano gli sprechi.
Decrescita, autoproduzione ed economia
locale
- Alberto Mantovani (Agricoltore
della Associazione Solidarietà Campagna Italiana)
Consigliere
dell'ASCI, promotore dello storico mercatino biologico di Casale
Monferrato.
L’esperienza
della vendita diretta nei mercatini locali
- Davide Modigliani (Agricoltore
della Federazione Coltivatori Diretti)
Agricoltore
attivo nella Coldiretti ha scelto in controtendenza e in critica al
sistema imperante di cessare il conferimento dei propri prodotti
aziendali al GDO e alle Coop impostando in alternativa la vendita
diretta in azienda.
L’esperienza della vendita
diretta nell’azienda agricola
- Alberto Olivucci (Presidente
dell’Associazione Civiltà Contadina)
Tema
dell'intervento è la lotta ai brevetti che fermano lo
sviluppo in
agricoltura e lo inclinano alla monocoltura e alla grande scala
produttiva. Riapprendere le tecniche di riproduzione di semente in
azienda.
Contro i brevetti: autoprodursi e
scambiare semi tradizionali
- Massimo Angelini (Consorzio
Patata Quarantina)
Professore
e storico rurale è presidente di un consorzio che nelle
valli del
Genovesato grazie a vecchie varietà e a vendita diretta ha
permesso di
recuperare reddito e identità culturale a centinaia di
aziende agricole
famigliari.
Varietà tradizionali,
prodotti locali: esperienze concrete in agricoltura
- Giorgio Ferigo (Medico
USL di Tolmezzo)
Medico
che da tempo propone la sburocratizzazione e la semplificazione in tema
di certificati e concessioni sanitarie e di tutte le pratiche superflue.
Il certificato come sevizia: l'igiene
pubblica tra irrazionalità e irrilevanza
- Filippo Tramonti (Presidente
Consorzio Agrario)
Pane
e cereali prodotti e consumati in una stessa valle: questo è
il
progetto ben riuscito per ritrovare cibo locale nella valle del Bidente
(FC)
L’esperienza della filiera
corta: dal grano al pane
Coordina il convegno:
- Gianfranco
Zavalloni (Ecoistituto Tecnologie Appropriate)
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