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CIBO LOCALE E VENDITA DIRETTA

Un convegno tenutosi a Cesena il 28 gennaio 2006


In Italia la vendita diretta di prodotti di fattoria stenta a decollare. Non così in altre nazioni dove però la differenza è stata fatta dalla presenza di un largo movimento di idee e ideali che ha fatto da battistrada alla larga partecipazione di agricoltori che ora vivono o integrano il loro reddito vendendo al cliente finale.

Inoltre purtroppo anche in Italia, come nel resto dell'Europa, ci sono leggi che limitano questa possibilità di sopravvivenza per le piccole aziende agricole adducendo motivi burocratici di igiene pubblica. La vendita diretta inoltre è l'unica possibilità per far sopravvivere le vecchie varietà locali e tradizionali sterminate dal mercato e rifiutate dalla grande distribuzione alimentare. Questi sono i motivi che ci hanno spinto come associazioni a generare un evento per parlare di Cibo Locale e di vendita diretta.

Nell'ambito dello stesso evento si svolse anche un incontro di seed savers con scambio di semi e convivialità. Qui di seguito il programma che caratterizzò la giornata. In fondo alla pagina i links per scaricare le registrazioni dal vivo degli interventi in mp3.

Articolo di presentazione del convegno

CIBO LOCALE E VENDITA DIRETTA IN CAMPAGNA

Perché un convegno per parlare di cibi incontaminati e pensare locale?

"Non c'è nulla di esterno all'uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo;

sono invece le cose che escono da lui che lo contaminano..." Gesù

Ogni volta che si addenta un cibo ci si chiede se è buono o cattivo. Però attribuire al cibo qualche cattiveria è sbagliato, quanto accusare il gatto di essere un serial killer di topi. La funzione naturale di un gatto è di essere un cacciatore di topi quanto quella di un cibo è di nutrire con gusto. Ma se i gatti cominciassero a mordere e a mangiarsi le persone saremmo davanti all'evidenza di qualcosa contro natura, di sbagliato e fondamentalmente di cattivo. Altrettanto succede quando un cibo è inquinante, senza un naturale sapore e potenzialmente dannoso per chi lo usa. Nel caso dei gatti il cambiamento di istinto può essere determinato solo dal progetto di un'addestratore, malvagio killer di umani che ne cambia la natura felina per asservirla a fini diversi da quelli naturali. Altrettanto, se il cibo inizia a inquinare l'ambiente e la salute, impoverisce chi lo coltiva e chi lo mangia, smette di avere profumo, sapore e freschezza, ci troviamo di fronte alla malvagità del progetto di cibo della attuale civiltà, un cibo che non è più visto come fine ma come strumento.
La dimostrazione più evidente di questa funzione di strumento è che il costo vero del cibo, ovvero il costo in azienda agricola, può attestarsi intorno al 15% del valore finale che lo stesso cibo avrà nel supermercato al cliente che lo compra per mangiarlo. Il cibo è diventato solo uno strumento per rendere possibili altre manifestazioni di utilizzazione del cibo stesso a scopo di lucro:
confezionamento: quasi sempre si tratta di involucri di materiali plastici che lo avvolgono e che devono essere avviati in discarica, che inquinano l'ambiente quando sono prodotti, quando sono eliminati e soprattutto rilasciano i loro detriti allo stesso cibo che contengono, come il caso del latte infantile nel tetrapak insegna;
trasporto: i cibi costano mediamente il 15% in più per i costi di trasporto che, sempre mediamente, li avviano su distanze di 1.500 km prima di arrivare sullo scaffale di vendita, bruciando migliaia di tonnellate di petrolio al giorno che concorrono a sporcare l'aria che respiriamo e a cambiare il clima del pianeta;
perdita della biodiversità: per una commercializzazione industriale dei cibi occorrono frutti e ortaggi il più possibili uguali di pezzatura e tempi di raccolta, che crescono in campi concimati chimicamente, capaci di sopportare la frigoconservazione, di essere lavorati e confezionati a macchina e sopportare urti e trasporti.
Sono tutte caratteristiche che le vecchie varietà non avevano e ciò ne ha determinato il graduale e completo abbandono da parte dell'agricoltura. Queste varietà antiche però avevano il sapore, i colori, la morbidezza delle polpe e i profumi. Un tempo i mercati erano profumati, oggi i banconi dei supermercati sono asettici e inodori.
intermediazione e certificazione: prima che il cibo arrivi al cliente finale deve seguire una tortuosa strada di vendite susseguenti. È notorio infatti come un supermercato non compri mai dagli agricoltori direttamente. Passerà quindi di mano più volte senza una precisa ragione. Ogni passaggio deve essere spesso, come nel caso dei prodotti a coltivazione biologica, seguito da una certificazione il cui costo va poi a cumularsi sul prezzo finale.
Tutto ciò non accadrebbe se la gente potesse comprare direttamente dalla fattoria invece che dal supermercato.
Cosa ha cambiato il cibo? E soprattutto chi governa il cibo di oggi? Chi è il responsabile del cambiamento? Non lo sappiamo, è senza volto la regia del progetto di cibo attuale e globale. A volte le si chiamano multinazionali e altre grandi distribuzioni organizzate. Ma se il prodotto avesse le stesse qualità di chi lo produce, ne portasse la sua immagine e le stesse caratteristiche, l'identikit di chi crea i progetti di cibo oggi è il seguente: persone insipide, che stanno molto tempo su un mezzo di trasporto, che guadagnano non dal fare ma dalla gestione e speculazione, persone noiose e annoiate, senza fantasia, che amano gli impianti frigor, che non hanno un odorato e un gusto affinato.
Il cibo di oggi ha molti marchi ma ha perso la faccia. Il cibo prodotto e venduto direttamente in fattoria invece la faccia ce l'ha: è quella dell'agricoltore che lo coltiva e lo vende direttamente. Il cibo con una faccia è l'unico progetto che possa avere speranza di contrastare il cibo massificato, è l'unico progetto per un cibo non inquinante, saporito, fresco, biodiverso, remunerativo per chi lo produce ed economico per chi lo acquista.
Di questo cibo vogliamo parlare a Cesena organizzando un convegno su "Cibo Locale e Vendita Diretta" per riunire chi del cibo ne fa un fine così come lo fanno i semi: un seme piantato ha come scopo quello di dare altro cibo che al suo interno ha altro seme. Per questo allo stesso tavolo riuniremo insieme i relatori e i semi della biodiversità rurale, quei semi che scomparsi dai campi per lasciare il posto, nel progetto di cibo globalizzato, agli ibridi e agli organismi geneticamente alterati, rischiano di estinguersi nell'oblio. Di essi, per diffonderli, ne faremo scambio gratuito fra conservatori e, a chi non ne ha fra i visitatori, ne regaleremo qualcuno.
Alberto Olivucci
Presidente di Civiltà Contadina


Ecoistituto delle Tecnologie Appropriate
Associazione Civiltà Contadina
Coldiretti Forlì-Cesena
Consorzio Agrario Interprovinciale Forlì-Cesena-Rimini
col patrocinio
Assessorato all’Agricoltura Comune di Cesena

Sabato 28 gennaio 2006
ore 9,00 - 17,00
Sala convegni - Ecoistituto delle Tecnologie Appropriate
via Germazzo 189
Località Molino Cento a Cesena


Convegno


CIBO LOCALE
E VENDITA DIRETTA IN CAMPAGNA

fra certificazione e autocertificazione


Relazioni:
- Leonardo Belli (Assessore Agricoltura - Comune di Cesena)
Socio fondatore del GRTA-CIN, da sempre schierato a favore delle tematiche dell'ambiente, della pace e dell'agricoltura biologica e impegnato nei movimenti del volontariato, non è un ospite ma fa parte del team di associazioni ospitate nel centro dove si svolge il convegno.
Perché un convegno in Romagna sul cibo locale

- Maurizio Pallante (Movimento per la Decrescita Felice)
Ex professore di lettere in pensione da anni lavora per la diffusione dell'idea che prima di produrre anche in maniera giusta e naturale si riducano gli sprechi.
Decrescita, autoproduzione ed economia locale

- Alberto Mantovani (Agricoltore della Associazione Solidarietà Campagna Italiana)
Consigliere dell'ASCI, promotore dello storico mercatino biologico di Casale Monferrato.
L’esperienza della vendita diretta nei mercatini locali

- Davide Modigliani (Agricoltore della Federazione Coltivatori Diretti)
Agricoltore attivo nella Coldiretti ha scelto in controtendenza e in critica al sistema imperante di cessare il conferimento dei propri prodotti aziendali al GDO e alle Coop impostando in alternativa la vendita diretta in azienda.
L’esperienza della vendita diretta nell’azienda agricola

- Alberto Olivucci (Presidente dell’Associazione Civiltà Contadina)
Tema dell'intervento è la lotta ai brevetti che fermano lo sviluppo in agricoltura e lo inclinano alla monocoltura e alla grande scala produttiva. Riapprendere le tecniche di riproduzione di semente in azienda.
Contro i brevetti: autoprodursi e scambiare semi tradizionali

- Massimo Angelini (Consorzio Patata Quarantina)
Professore e storico rurale è presidente di un consorzio che nelle valli del Genovesato grazie a vecchie varietà e a vendita diretta ha permesso di recuperare reddito e identità culturale a centinaia di aziende agricole famigliari.
Varietà tradizionali, prodotti locali: esperienze concrete in agricoltura

- Giorgio Ferigo (Medico USL di Tolmezzo)
Medico che da tempo propone la sburocratizzazione e la semplificazione in tema di certificati e concessioni sanitarie e di tutte le pratiche superflue.
Il certificato come sevizia: l'igiene pubblica tra irrazionalità e irrilevanza

- Filippo Tramonti (Presidente Consorzio Agrario)
Pane e cereali prodotti e consumati in una stessa valle: questo è il progetto ben riuscito per ritrovare cibo locale nella valle del Bidente (FC)
L’esperienza della filiera corta: dal grano al pane

Coordina il convegno:

- Gianfranco Zavalloni (Ecoistituto Tecnologie Appropriate)

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